I diritti audiovisivi: una storia lunga e piena di colpi di scena – 5. La diffusione territoriale e il “caso Karen Murphy”

Di Francesco Paolo Traisci. Negli ultimi 30 anni una delle fonti maggiori di reddito per le società professionistiche è sicuramente quella derivante dalla commercializzazione dei diritti audiovisivi. Questo speciale ripercorre le tappe salienti della storia degli accordi e delle normative che regolano l’acquisto e la trasmissione delle partite del nostro campionato.

Vi siete mai chiesti perché anche se siete abbonati alle partite di serie A in Italia non potete vederle con il vostro abbonamento a Londra o a Parigi?  Perché i diritti audiovisivi sono distribuiti su base territoriale di solito nazionale. E corretto o questa ripartizione è contraria ai principi comunitari? Questo è un punto che la Corte di Giustizia Europea ha dovuto affrontare una decina di anni fa e lo ha risolto con una sentenza del 2011: il caso conosciuto come “caso Karen Murphy”, ma che in realtà è la riunione di una serie di controversie tutte più o meno vertenti che vedono implicati Premier League e Federazione Inglese, vari broadcaster ed alcuni privati, su di una questione ben precisa: è lecito impedire la vendita di decoder stranieri che consentono la visione di un campionato a prezzi più bassi perché abbinati a smartcard estere?

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