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L’Appunto

MILAN, ITALY - OCTOBER 06: Head coach of Italy Roberto Mancini looks on before the UEFA Nations League 2021 Semi-final match between Italy and Spain at Giuseppe Meazza Stadium on October 06, 2021 in Milan, Italy. (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Di Stefano Impallomeni. Troppo piccola questa Italia per essere vera. Abbiamo la necessità di ritrovare il sapore della vittoria, la magia del gol, lo sfogo di una forza perduta. Tutto quello che eravamo.

Stefano Impallomeni

Non serviva Belfast per capire tanto altro di più. L'Italia non sfonda e sbarca nella nuova formula degli spareggi (una specie di final four con due gare secche) un vero e proprio labirinto in cui servirà orientarsi bene, fin da subito.

Obiettivo: arrivarci con la miglior forma possibile per scalare due montagne tortuose e il fattore psicologico in primo piano, perché se sbagli la prima, tanti saluti a tutto. Ci si rivedrà a marzo per sapere se ce la faremo. Nella vecchia formula andata e ritorno, nel '98 con la Russia ci andò bene, nel 2018 con la Svezia malissimo. Al momento è abbastanza inutile dar sfogo a rammarichi vari e rimpiangere Belfast, amara come nel '58, quando il verdetto dell'esclusione dal mondiale fu immediato.

C'è un'altra possibilità, anzi due, e speriamo di giocarcele con altre convinzioni e un altro spirito. E vincendo, perché la vittoria è un'abitudine quasi persa ultimamente, con dati alla mano. I troppi pareggi hanno rallentato la corsa, uno dei motivi del perché siamo messi così. Da settembre a oggi soltanto una vittoria contro la Lituania e un'altra con il Belgio in Nations League. Troppo poco e troppi problemi nel finalizzare. Mancano i gol, gli uno contro uno che ci esaltavano. Ma ci manca specialmente una brillantezza generale che rafforzava lo stile di un gioco ora sterilizzato da una normalità abbastanza basica, non del tutto utile. Pensavamo di aver ribaltato un modo di fare calcio, e invece si rincorrono a fatica idee e tecnica, tiri in porta significativi. Non si vedono più individualità che fanno la differenza oltre uno schema, oltre un'associazione positiva di intenti. Siamo tornati indietro, purtroppo, e i troppi pareggi spiegano questa involuzione. Il gioco più o meno resiste, ma non è più sorprendente come agli inizi. In aggiunta, le tante assenze. Ben 11, i persi per strada, per infortuni, nel logorio di un campionato tirato che stressa senza misura e toglie energie. Senza dimenticare gli interessi mai veramente comuni tra nazionale e club di appartenenza per la gestione dei calciatori: anche questa sarà una delle tante questioni da affrontare nella stanchezza, nella poca lucidità, che hanno scaturito l'attuale ridimensionamento.

Troppi pareggi. Troppi e due fatali: per gli errori dal dischetto di Jorginho, all'andata e al ritorno con la Svizzera che passa direttamente e andrà in Qatar. Senza segnare, sarà difficile a marzo. I mezzi ci sono, basta crederci, rimetterli in moto. Sarebbe un vero peccato fallire un'altra volta quattro anni dopo, per due volte consecutive. L'Italia è Campione d'Europa, sono passati appena quattro mesi e sembra un'altra era: troppo piccola questa Italia per essere vera. Mancini ci crede ancora, ma è importante che ci credano più i giocatori come hanno sempre dimostrato di fare. Viviamo un momento neutro che ci ha penalizzato. La Svizzera è stata migliore di noi in queste due partite. E' stata più fisica, più atletica, più fresca, dove e quando contava esserlo. Il 26 novembre, il sorteggio dei rimandati. Lì sapremo chi farà parte del nostro gironcino. Siamo teste di serie, giocheremo in casa la prima, ma conterà altro. Abbiamo la necessità di ritrovare il sapore della vittoria, la magia del gol, lo sfogo di una forza perduta. Tutto quello che eravamo.