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Bartomeu: “A Mbappé l’allenatore ha preferito Dembelè. Dopo Liverpool i giocatori dissero no al cambiamento”

(Photo by Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)

L'ex presidente a tutto tondo.

Redazione Il Posticipo

Josep Maria Bartomeu , ex presidente del Barça , è stato ospite del programma 'Vaques Sagrades' di Esport3 e ha avuto modo di trattare diversi argomenti fra cui la cessione di Messi e la necessità di un ricambio generazionale non attuato e che ha portato, con la pandemia, al profondo rosso del club.

DEBITO - Bartomeu spiega il suo punto di vista: "Voglio chiarire le cose, soprattutto dopo gli attacchi che ho ricevuto. Quando sai di essere innocente, quello che speri è che il tempo passi e tutto si chiarisca. La pandemia ha rovinato tutto il nostro progetto. Fino a marzo 2020 avevamo un utile di oltre cento milioni, ma quando è arrivata la pandemia abbiamo perso 555 milioni di euro. Una parte del debito è figlia degli accantonamenti e l'altra da una svalutazione dei giocatori. Fino al Covid, era avallata da Liga e Uefa".

ERRORI - L'ex presidente ha poi ricordato errori e rimpianti. Difendendo e spoegando le sue scelte. "Il suo acquisto era praticamente concluso, ma l' allenatore ha preferito Dembélé. Dopo la sconfitta con il Liverpool si sarebbe dovuto fare un cambio anche a livello generazionale. Ho ascoltato i giocatori e mi sono sbagliato. Stavamo già viaggiando sui binari del limite economico e la pandemia ci ha colti di sorpresa. Alcuni giocatori che sono costati un sacco di soldi hanno deluso, ma Coutinho al momento del suo acquisto era uno dei migliori in Premier e Dembélé era considerato l'erede di Neymar. Griezmann era anche lui era un top player quando è arrivato. L'addio di Valverde è stato concordato con i giocatori. Avevo contattato Koeman prima di Setiéan ma non ha voluto lasciare la guida della nazionale olandese".

MESSI - I conti hanno costretto il Barcellona a privarsi di Messi. "La sua partenza è un problema. Il Barcellona è un club che compra, non che venda.  Ho lottato molto nell'estate del 2020 per farlo restare. Non potevo permettere a Messi di andare via, né a un rivale di Champions League. Il suo caso è diverso da quello di Neymar, Figo o Rivaldo. A luglio 2020 ho raggiunto un accordo con Messi rinnovare due anni, ma poi si è rotto tutto. Mi presenterei di nuovo. Ho vissuto dodici stagioni al Barça. Con Laporta, con Rosell e poi me stesso da presidente. Come culé ne vale la pena. Cambierei solo l'era Covid".