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Van Basten tra shoot out e altre assurdità: meglio ricordarlo come giocatore

Meglio ricordarselo in campo, quando sapeva regalare eleganza, tecnica e gol incredibili, come quello segnato con l’Olanda nella finale contro l’Urss nel 1988. Indimenticabile. Un colpo al volo di destro, da posizione impossibile, che resta...

Stefano Impallomeni

Meglio ricordarselo in campo, quando sapeva regalare eleganza, tecnica e gol incredibili, come quello segnato con l’Olanda nella finale contro l’Urss nel 1988. Indimenticabile. Un colpo al volo di destro, da posizione impossibile, che resta negli annali, un pezzo di bravura unico e magnifico. L’Olanda, campione d’Europa in Germania, che si identifica in quel gesto. Marco Van Basten passa alla storia, sfiorando il valore di Cruyff e mettendo in calce la sua firma in un trionfo “orange” strepitoso in ogni forma di espressione. Van Basten rappresenta un’era, fuoriclasse puro, bello a vedersi e altrettanto micidiale nella sostanza. Emblema del cambiamento di un ruolo. Il centravanti, grazie a lui, non è stato soltanto un’immagine di sfondamento, una conseguenza di un mestiere, di un ammasso di reti rimediate in un’area di rigore affollata. Van Basten ha creato una differenza, ispirato buoni epigoni, aprendo orizzonti e spazi nuovi. Ha dilatato virtuosamente il talento per segnare. I suoi gol sono arrivati da ogni distanza. Belli, brutti, ma costantemente ragionati, cercati e costruiti in maniera diversa. In modo collettivo e non soltanto individuale. Van Basten è stato un eccezionale distributore di gioco, un eccellente doppio regista, sapendo fondere un ruolo in due. Il 9 e il 10, insieme. Reti e fantasia al potere.

Van Basten come consulente Fifa ha già fallito

 Marco van Basten con Ruud Gullit