Pancaro: “Juve eliminata perché il calcio italiano è indietro. Il 5 maggio? La Lazio ha fatto il suo dovere. Sono andato al Milan, ma avrei preferito…”

Pancaro: “Juve eliminata perché il calcio italiano è indietro. Il 5 maggio? La Lazio ha fatto il suo dovere. Sono andato al Milan, ma avrei preferito…”

Giuseppe Pancaro ha iniziato a correre per le strade di Acri quando era un bambino e non ha mai smesso di farlo. Lo scudetto con la Lazio è stata la sua gioia più grande, ma anche le stagioni al Milan gli sono rimaste nel cuore. E oggi gli scarpini sono il passato e la panchina è il presente e futuro.

di Simone Lo Giudice

La scoperta Milan

(Photo credit should read PATRICK HERTZOG/AFP/Getty Images)
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Nella stagione 2003-04 lei si è trasferito al Milan: che cosa l’ha spinta a cambiare?
Fosse stato per me avrei chiuso volentieri la mia carriera nella Lazio, ma all’epoca in società non la pensavano come me purtroppo e il mio ultimo anno a Roma non era stato positivo. Ho accettato l’offerta del Milan e devo ammettere che indossare la maglia rossonera per due stagioni è stata una grandissima fortuna perché mi ha fatto scoprire un mondo fantastico. Si sono creati rapporti speciali coi compagni di squadra e con la società: oggi ci incontriamo con grande piacere quando andiamo in giro per il mondo a giocare con la squadra delle Leggende rossonere. Per me è stata una grande fortuna entrare a far parte della famiglia del Milan.

In Europa il Milan ha sciupato grandi occasioni: nel ritorno dei quarti della Champions 2003-04 il Deportivo La Coruña vi ha battuto 4-0 in Spagna dopo il 4-1 dell’andata. Che cosa è andato storto?
È capitato qualcosa di imponderabile a detta di tutti. Secondo Carlo Ancelotti, la squadra del 2003-04 è stata quella che ha giocato meglio in tutti i suoi anni al Milan. Quell’anno avevamo vinto il campionato e anche in Champions avevamo fatto ottime cose: all’andata col Deportivo avevamo giocato una gara straordinaria, ma in Spagna c’è stato un blackout ed è stato un peccato perché quella squadra avrebbe potuto fare l’accoppiata Scudetto-Champions.

(Photo credit should read PAOLO COCCO/AFP/Getty Images)
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Nel 2004-05 in finale col Liverpool ad Istanbul è arrivata una sconfitta durissima da digerire ai rigori dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio 3-0: quel Milan aveva qualche difetto?
Non penso che quella squadra avesse difetti, purtroppo il calcio a volte ti fa vivere serate del genere quando il margine di errore si riduce e ti giochi partite da dentro o fuori. Di quella squadra ricordo una grande forza sotto tutti i punti di vista: tecnico, atletico e mentale. Purtroppo due anni dopo io sono andato via, ma la squadra è riuscita comunque a prendersi la rivincita in Champions contro il Liverpool. Quel Milan era formato da giocatori che avevano qualcosa in più rispetto a quello che si vedeva in campo: servono forza, determinazione e tanto amore per riuscire a buttare giù un boccone amaro come quello di Istanbul e tornare a vincere a distanza di due anni.

Lei ha giocato sia con Gennaro Gattuso che con Simone Inzaghi: chi la spunterà nella lotta per il quarto posto in classifica?
Sono due allenatori che stanno facendo un percorso straordinario, ma soprattutto sono due grandi amici quindi non azzardo pronostici perché non voglio fare torto a nessuno dei due. La Lazio mi è rimasta nel cuore dopo sei anni, ma sono stato benissimo anche al Milan: sono imparziale. Conoscendo la determinazione di Rino, ero convinto che dopo il ritiro avrebbe fatto qualsiasi cosa alla grande perché è straordinario sotto il punto di vista delle motivazioni. È diventato l’allenatore della squadra con cui ha vinto da calciatore: è un esempio per chi si avvicina a questo sport. Simone ha caratteristiche diverse, ma anche lui ha bruciato le tappe. Sono stati entrambi veramente bravi.

(Photo credit should read CARLO BARONCINI/AFP/Getty Images)
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Quando ha pensato che avrebbe fatto l’allenatore?
L’ho deciso dopo il mio anno sabbatico: sapevo che sarei tornato dopo aver recuperato le energie. Nella mia vita ho amato troppo il calcio per pensare di poterlo mettere da parte. Ho seguito i corsi per allenare e dopo aver iniziato non sono più riuscito a smettere. Come amavo giocare a calcio prima, adesso sono felice di stare in panchina.

Ha esordio come vice al Modena nel 2012-13, poi ha guidato la prima squadra di Juve Stabia, Catania e Catanzaro: si è ispirato a qualche allenatore in particolare durante questi anni?
Tutti i tecnici che ho avuto nella mia carriera mi hanno dato qualcosa, ma gli ultimi quattro anni mi sono serviti per sviluppare la mia idea di gioco: è il frutto delle esperienze che ho fatto in panchina da quando ho iniziato.

(Photo by Michael Steele/EMPICS via Getty Images)
(Photo by Michael Steele/EMPICS via Getty Images)

Negli anni alla Lazio lei non è stato solo calciatore, ma ha fatto anche il doppiatore per il film comico di arti marziali “Shaolin Soccer” uscito nel 2001: è stato un derby? Per la Lazio c’eravate lei, Peruzzi e Mihajlovic, per la Roma invece Tommasi, Delvecchio e Candela...
Sì, eravamo laziali e romanisti. Me lo avevano proposto e avevo accettato volentieri. È stata una bella esperienza: una cosa molto simpatica, una cosa nuova.

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