Manfredini: “Oggi insegno calcio agli allenatori. Da ragazzino giocavo con Del Piero, che ricordi con la Lazio al Bernabeu. Simone Inzaghi ha un vantaggio su Inter e Juve nella corsa scudetto…”

Manfredini: “Oggi insegno calcio agli allenatori. Da ragazzino giocavo con Del Piero, che ricordi con la Lazio al Bernabeu. Simone Inzaghi ha un vantaggio su Inter e Juve nella corsa scudetto…”

Nato in Costa d’Avorio, cresciuto e diventato uomo in Italia: qui Christian Manfredini è entrato nella storia col Chievo dei miracoli e con la Lazio ha chiuso il cerchio. Una prima vita nel pallone e una seconda iniziata con gli stessi presupposti.

di Simone Lo Giudice

Lazio e sogni

Nel 2002 lei è andato alla Lazio: al suo arrivo c’era Sergio Cragnotti, poi è arrivato Claudio Lotito…
In nove anni ho conosciuto tantissime Lazio. Lasciare il Chievo e cambiare era una scelta giusta per sbarcare nel grande calcio. La Lazio in cui sono arrivato per la prima volta era squadra di big formata da tutti giocatori di livello internazionale e mondiale: loro erano superiori a me quindi ho imparato tantissime cose anche se quel periodo è stato breve. Ho fatto uno-due prestiti poi sono ritornato nella Lazio che più mi competeva considerato il mio livello.

Come è stato il suo legame con la piazza, i giocatori di colore sono stati fischiati a volte…
Avevamo in casa giocatori di colore come me, Gaby Mudingayi, Ousmane Dabo. Oggi ci sono Felipe Caicedo e Jordan Lukaku. Non abbiamo mai avuto problemi di questo genere. Tutti guardano le prestazioni: se la squadra va bene, i tifosi non si soffermano su altro.

Lei ha conosciuto tutti gli uomini che oggi fanno grande la Lazio: Simone Inzaghi, Igli Tare e Angelo Peruzzi. Lo scudetto è possibile?
Sì, c’erano tutti più o meno. Avevo già conosciuto Angelo quando stava alla Juve: io ero solo un ragazzino, lui era in prima squadra. Lo scudetto alla Lazio? Perché no? Sei a un punto dalla capolista, hai battuto la squadra più forte del campionato per due volte, giochi bene, non perdi da 18 partite e hai qualità. Perché non crederci? Sei a un punto, hai lo scontro diretto, sei lì e allora è giusto giocarsela fino in fondo. Tanto le pressioni ce le hanno gli altri. Questo è il frutto di anni  di lavoro che la Lazio sta facendo: stanno raccogliendo ciò che hanno seminato.

Pensa che questa Lazio abbia un vantaggio su Inter e Juve?
Secondo me la Lazio ha un grosso vantaggio rispetto alle altre squadre perché è in fiducia e la piazza ci crede. Io ho giocato in squadre in fiducia: chiunque entra in campo fa bene perché la squadra sta bene e i tifosi ti aiutano. Se vali 50 dai 70-80, se vali 80 dai 110. Poi non fa le coppe e ha solo il campionato: penso che questa cosa sia importante perché puoi lavorare solo su un obiettivo. La Lazio è una bella mina vagante, Inter e Juve devono stare attente. Domenica c’è Lazio-Inter e la squadra di Simone Inzaghi deve confermare che può lottare per lo scudetto.

Lei ha giocato e segnato con la Lazio in Champions League: che cosa ricorda di quell’esperienza?
Ho fatto 4-5 partite: per un giocatore è il massimo della competizione. Giocarle non è mai male, ne ho fatte 2-3 da titolare e sono entrato in campo contro il Real al Santiago Bernabeu. Sono ricordi belli della carriera da calciatore.

Nelle ultime due stagioni alla Lazio lei non ha praticamente giocato…
Il mio finale di carriera non è stato come doveva essere, sarebbe potuto essere diverso, ma capita. Quella situazione si sarebbe potuta risolvere velocemente, ma sono punti di vista. Ognuno è rimasto fermo sulle proprie posizioni. A 34-35 anni non volevo lasciare nulla per strada: tornassi indietro prenderei le stesse scelte. Non avevo vent’anni ma trentacinque e allora sono andato fino in fondo purtroppo però senza giocare.

Lei ha salutato la Lazio nell’estate 2011 e poi è sceso nelle serie dilettantistiche…
L’ho fatto per fare movimento e piacere a qualche amico che allenava, la mia carriera è finita nel 2011. Forse non c’è niente che non rifarei. Se si potesse tornare indietro rifarei meglio determinate cose, ma le squadre in cui sono stato erano giuste per me: la Lazio non si poteva rifiutare, il Chievo e il Genoa nemmeno. Sono state tappe di avvicinamento per arrivare al massimo: ho costruito la mia carriera piano piano e alla fine ci sono arrivato.

Ha un sogno nella sua seconda vita? Che cosa si augura per i prossimi anni?
Il sogno più grande è fare bene tutto quello che faccio. Volevo giocare a calcio e ci sono riuscito. Qualsiasi cosa intraprendo voglio farla bene. È inutile dire che vorrei allenare, bisogna essere capaci a farlo e per arrivarci ci vuole un percorso lungo perché allenare subito di primo acchito non è da tutti.

Oggi tanti allenatori cominciano ad allenare senza tanta esperienza? Si buttano?
Non si buttano, è tutta una questione di momenti. Tante volte ti viene data la possibilità di allenare e tu non puoi rifiutare. Faccio l’esempio del mio amico Liverani: lui allenava gli Allievi Nazionali del Genoa e gli è stata proposta la panchina della prima squadra, in quel momento non poteva rifiutare. Di fronte a proposte del genere è impossibile farlo se vuoi allenare veramente. Poi è stato esonerato ma Fabio è bravo e lo ha dimostrato a Terni e lo sta dimostrando a Lecce. Mi viene in mente anche Cristian Brocchi che ho conosciuto alla Lazio: allenava la Primavera del Milan e gli è stata proposta la panchina della prima squadra. Era impossibile dire no.

Lei si immagina la sua seconda vita in Italia insegnando ad allenare?
Sì, perché quello che faccio mi viene bene. Poi se mi dovesse capitare una cosa diversa dall’ambiente del calcio oppure sempre inerente al calcio e se mi dovesse appassionare, non ci metterei tanto a cambiare. Quello che faccio però mi viene bene, cercarlo di farlo sempre così.

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