Lentini: “Oggi vendo miele. Il Milan tornerà grande, ho fiducia in Boban e Maldini”

Lentini: “Oggi vendo miele. Il Milan tornerà grande, ho fiducia in Boban e Maldini”

Gianluigi Lentini, ex del Milan dal cuore toro. Ha sfiorato con “papà” Mondonico la gloria europea, raggiunta al Milan di Capello con il quale però il rapporto si è incrinato dopo l’incidente dell’estate del 1993. Oggi l’ex attaccante vive una seconda vita decisamente dolce all’insegna della sua nuova attività

di Simone Lo Giudice

MILAN

La vita di Gianluigi Lentini da Carmagnola cambia il 30 giugno 1992 quando si chiude l’affare che lo porta al Milan. Costo dell’operazione 18,5 miliardi di lire, un’enormità per l’epoca e una cessione indispensabile per fare fronte ai problemi economici della società granata. L’inizio al Milan è da urlo, ma la notte del 2 agosto 1993 Lentini rischia di perdere la vita in un incidente d’auto lungo l’autostrada Torino-Piacenza. Da quel momento niente sarà più come prima. Dopo il Milan e la Champions vinta, nel 1997 Lentini torna al Toro, rimasto il suo porto sicuro e il grande amore calcistico. Dopo una carriera che gli ha risparmiato certe amarezze, l’ex attaccante è lanciato in avventura imprenditoriale decisamente “dolce”. Vende miele. senza smettere mai di seguire il calcio, in cui magari un giorno potrebbe ritornare.

Gianluigi, le manca giocare a calcio? Come è stato smettere?
L’ho presa con tranquillità. La platea del calcio è bella: quella mi manca come le emozioni che sa dare. Però la vita è fatta così: il tempo passa. Io mi sono sempre saputo adattare a tutte le circostanze. Oggi mi piace guardare il calcio: mi va benissimo così.
Come era il calcio quando ha cominciato a giocare lei? Era diverso da quello che ha lasciato e da quello di oggi?
Non me la sento di fare un confronto: penso che non se ne possano fare perché il calcio va visto in relazione al proprio tempo. In ogni epoca c’è stato un modo di giocare. I calciatori vanno valutati a seconda del momento in cui hanno giocato. Non è possibile dire che era più facile giocare in passato: oggi ci sono un certo tipo di alimentazione e di allenamento che un tempo non c’erano e lo stesso discorso può essere per la mia epoca in relazione a quella ancora precedente. Lo stesso genere di discorso vale per le pressioni: ogni epoca ha le sue.
Nell’estate ‘92 lei è passato al Milan: come ha vissuto questo cambiamento?
Io non volevo assolutamente lasciare il Torino, infatti ho aspettato l’ultima ora dell’ultimo giorno di mercato per decidere. Sarei voluto rimanere dove ero, a Torino stavo bene: la società e la squadra mi avevano dato tanto. Per tanti motivi non sono potuto rimanere: per il mio futuro economico e soprattutto per quello della società tant’è che ero già stato venduto… Sarei voluto rimanere: non è stato così perché era giusto partire in quel momento.
Quel Toro era allenato da Mondonico: che ricordo ha del mister?
Era una grande persona, un padre per tutti noi. Mondonico sapeva tirare fuori il meglio dai propri giocatori, sapeva spronarci e ci lasciava anche sfogare a volte. Per me è stato il top come allenatore.
Nel 1991-92 il Toro ha perso la finale di Coppa UEFA con l’Ajax: prova rammarico per quel trofeo mancato?
Sí, quella è stata la ma delusione calcistica più grande in assoluto: mi è rimasta dentro più di ogni altra sconfitta. Negli anni successivi ho perso anche altre volte, ma quella sconfitta brucia ancora.
È stato difficile riprendersi dopo quella sconfitta?
Sí, perché il Toro non è mai stato abituato ad arrivare così in alto a livello europeo: abbiamo sfiorato qualcosa di storico, vincere la Coppa sarebbe stato favoloso.
Che cosa ricorda del suo arrivo al Milan?
Per me è stata un’opportunità affascinante perché quello che aveva il Milan all’epoca non ce lo aveva nessun altro in Italia e forse neanche nel mondo: era una squadra top, un calciatore doveva pensare solo a giocare a calcio e per tutto il resto c’era tutta un’organizzazione che ti seguiva e che era stata messa in piedi da Berlusconi.
Al Milan ha sentito il peso di essere stato pagato tanto? Che idea si è fatto delle cifre che girano oggi nel mercato?
Nemmeno più di tanto: la mia prima stagione al Milan è stata ottima, i problemi sono sorti dopo l’incidente. Oggi è aumentato il costo di qualsiasi cosa e questa cosa si riflette sul calciomercato: è lo stesso discorso che ho fatto prima sull’impossibilità di fare paragoni tra il calcio di oggi e quello del passato. Ci sono molti più introiti rispetto a un tempo e di conseguenza tutto è lievitato: oggi a un giocatore basta poco per essere valutato milioni di euro, ma è giusto che sia così perché è aumentato tutto il sistema del mondo del calcio soprattutto da quando sono arrivati anche gli sceicchi.
Quale è stato il suo rapporto con la Champions? Quando lei è stato al Milan sono arrivate tre finali…
Nel 1992-93 al mio primo anno ho giocato la finale che abbiamo perso contro un Olympique Marsiglia sospetto. Me lo ricordo bene perché era arrivata nell’unica stagione in cui sono stato protagonista in rossonero. In quelle dopo l’incidente ho tribolato e non le ricordo molto. Come squadra abbiamo vinto la Champions nel 1993-94 quindi una in bacheca ce l’ho.
Dopo l’incidente dell’estate ‘93 niente è stato più come prima per lei?
Dal punto di vista professionale è cambiato tutto: è inutile negarlo. Però è successo per colpa mia perché ho mollato: avevo fatto tanta fatica per arrivare al top. Dopo l’incidente ho dovuto ricominciare da capo e non sono stato pronto per farlo, forse non me la sentivo più.
L’incidente le ha fatto perdere anche la partecipazione alla Coppa del Mondo…
Sí, è successo l’anno prima del Mondiale americano del ‘94. Avevo partecipato alle gare di qualificazione, avrei dovuto disputare anche la fase finale, ma non è andata così.
Come è stato il suo raccolto con Fabio Capello al Milan?
Il mio primo anno con Capello è stato ottimo: credeva molto in me e mi faceva sempre giocare. Il Milan mi ha acquistato perché lui mi aveva voluto a tutti i costi. Il rapporto si è deteriorato dopo l’incidente per colpa mia: Capello doveva fare gli interessi del Milan. Non mi faceva giocare anche se io volevo farlo: nella mia testa solo giocando sarei potuto ritornare a certi livelli, Capello però non aveva tempo di aspettarmi
In quel Milan c’erano Maldini e Boban: che cosa ricorda di entrambi? Come li vede oggi nel loro nuovo ruolo in società?
Me li ricordo come due ragazzi intelligenti e in gamba. Non so come possano fare questo genere di lavoro anche perché io non ne sarei in grado. Non so che compiti hanno e che cosa devono fare. Sono due persone molto intelligenti che riescono a fare le cose bene e per il bene del Milan.
Negli ultimi anni il Milan ha provato a rilanciarsi mettendosi nelle mani degli ex milanisti soprattutto in panchina (Inzaghi, Seedorf e Gattuso) ottenendo risultati al di sotto delle aspettative: pensa che il Milan riuscirà a tornare quello in cui ha giocato lei?
Secondo me sì perché una società ha basi solide può ripartire da quelle. Il Milan ha blasone, tifosi e strutture. Ritrovate competenza e possibilità economica per investire può l tornare e stare all’apice del grande calcio come lo è stato in passato.

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