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Konko: “Gasp e Pioli i miei maestri. Vi racconto il gol di Lulic e le mie sfide con Ibra, CR7 e Messi”

Simone Lo Giudice

 (Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)

Lei è stato allenato da Simone Inzaghi nel 2016: che cosa l'ha impressionata del mister?

Lo conoscevo da quando allenava la Primavera della Lazio, poi abbiamo lavorato insieme per due-tre mesi in prima squadra. Simone è stato da subito in totale empatia coi giocatori. Nessuno si aspettava che sapesse gestire un gruppo così bene, questa cosa ha sorpreso un po' tutti anche al di fuori di Formello.

Voi giocatori avete intravisto fin da subito il potenziale di Inzaghi allenatore?

Sì, sapevamo già quello che avrebbe potuto dare Simone: si capiva già anche se aveva poca esperienza in panchina. Inzaghi è vicinissimo ai suoi giocatori, poi ha indossato la maglia biancoceleste e sente questa responsabilità di portarla sulle spalle. Sa sempre quale è la cosa giusta da fare in campo. Inzaghi è stato un calciatore e sa vivere lo spogliatoio. Non è un caso che abbia fatto fin da subito benissimo da tecnico in Serie A. Merita di stare dove sta per il tipo di persona che è. Sono davvero contentissimo per lui.

Quale partita della sua carriera non ha mai dimenticato?

Roma-Lazio in finale di Coppa Italia: è stato un momento magico, una partita di grande sacrificio, il 26 maggio 2013 è indimenticabile per il popolo laziale, penso ancora all'1-0 di Lulic. Era una partita molto sentita in Italia, in Europa, nel mondo intero. Vincere quella gara ci ha permesso di entrare nella storia, è rimasta nella testa di tutti noi calciatori. Ce la giocavamo 50 e 50 all'inizio, portare a casa quel derby è stato bellissimo. Ricordo anche la Coppa del Re vinta col Siviglia battendo in finale l'Atletico Madrid nel 2010: conquistare quel trofeo fu bellissimo, è un torneo più sentito rispetto alla nostra Coppa Italia.

 (Photo by Jasper Juinen/Getty Images)

A proposito degli anni al Siviglia: com'è stato sfidare Ibrahimovic, Messi e CR7?

Ho affrontato tutti e tre in Spagna. Chi giocava in Italia all'epoca non si rendeva conto della loro forza, della loro potenza e della loro velocità. Nemmeno della grande tecnica che caratterizza il calcio spagnolo. Le qualità tecniche del mio Siviglia erano altissime: c'erano Maresca, Luis Fabiano e Kanoute, Adriano e Renato, in porta Palop. Poi Negredo, Jesus Navas, Diego Capel, Romaric e Zokora. Ricordo le sfide con con Ibra, Messi e CR7: quando c'erano loro tre in campo si alzava il livello, diventava tutto più rapido. Sono tre fenomeni e lo confermano i loro numeri. Ibra, Messi e CR7 hanno proprio un altro passo e sono ancora i migliori, lo si capisce bene quando ci si gioca contro. Sono tre campioni. Ronaldo poi ha fatto la differenza in Serie A fin dal primo giorno in cui è arrivato. Nel calcio è davvero un esempio per tutti.

Ronaldo gioca nella Juve dove lei è cresciuto: le avrebbe fatto piacere fare qualcosa in più con quella maglia sulle spalle?

Mi sarebbe piaciuto, ma non ho rimpianti perché ho fatto la mia carriera, ho giocato per grandi società. Mi sarebbe piaciuto tornare alla Juve, la società in cui sono arrivato da giovane, mi fa tornare in mente bellissimi ricordi. Ai tempi della Primavera mi sono allenato con la prima squadra per cinque-sei mesi: c'era mister Lippi, campioni come Thuram, Del Piero, Buffon, Nedved, Trezeguet, Davids, Zambrotta, Ferrara. Quell'esperienza mi ha permesso di misurarmi con un livello calcistico ancora più alto. All'epoca avevo 18-19 anni e per me era il massimo. Ricordo ancora certi allenamenti. La mia carriera è nata così e per fortuna è stata sempre un crescendo. Ho portato con me tutto quello che ho imparato alla Juventus.

Lei ormai si sente più italiano che francese?

Senegal e Marocco sono i Paesi d'origine dei miei genitori. Io sono francese, ma vivo nel vostro Paese da tanti e praticamente sono più italiano che francese. Qui ho costruito la mia vita: mi sono guadagnato la mia prima casa e la mia prima auto. Negli ultimi vent'anni sono stato quasi sempre in Italia, c'è stata un'interruzione solo quando sono andato al Siviglia. Ogni tanto ritorno in Francia perché ci vivono i miei genitori lì e alcuni amici. Abito a Bergamo adesso: le bambine hanno cominciato ad andare a scuola qui e non volevamo costringerle a cambiare e ricominciare altrove. Viviamo a Bergamo, in futuro vedremo.

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