Di Napoli: “L’Inter è il mio rimpianto, oggi nel calcio non c’è meritocrazia. Ho in mente un progetto folle…”

Di Napoli: “L’Inter è il mio rimpianto, oggi nel calcio non c’è meritocrazia. Ho in mente un progetto folle…”

All’anagrafe Arturo Di Napoli, per la storia del calcio italiano semplicemente Re Artù. Un attaccante diventato leggenda sulle rive dello Stretto, dove è ritornato per allenare prima che arrivasse un lungo stop. Adesso Di Napoli è pronto a cogliere la sua seconda opportunità…

di Redazione Il Posticipo

Seconda vita

Lei ha fatto parte del Vicenza dei “miracoli” nella stagione 1997-98: il Vicenza di oggi è l’Atalanta?
Sì, assolutamente perché è una provinciale che sta ottenendo grandi risultati. Noi abbiamo perso la semifinale di Coppa delle Coppa contro il Chelsea, che poi ha vinto la finale contro lo Stoccarda. L’Atalanta può essere paragonata al Vicenza di Guidolin, Di Carlo, Viviani: gente che ancora oggi fa parte del mondo del calcio. L’Atalanta ha meritato il posto che occupa in Champions perché ha fatto un calcio straordinario, nessuno le ha regalato niente. La qualificazione è arrivata attraverso il gioco, l’abnegazione e l’impegno. L’Atalanta e Gasp hanno fatto qualcosa di storico.

Nel calcio che conta oggi invece è sparito il Messina…
Non c’è e mi dispiace perché il popolo messinese ha entusiasmo. Oggi mancano gli imprenditori, qualcuno che possa investire in maniera concreta, manca il Franza di turno e penso che il Messina farà fatica a rialzarsi. Nel 2004-05 siamo arrivati settimi e per poco non siamo andati in Europa, è stata una stagione strepitosa. Quel gruppo era partito dalla B e poi è stato promosso in A: con uno zoccolo duro di giocatori e qualche ritocco siamo riusciti a fare grandi cose.

(Photo by New Press/Getty Images)

Chi era l’uomo fondamentale di quel Messina?
Salvatore Sullo, un punto di riferimento per tutti noi, una persona pacata con grandi doti tecniche. Per noi era un secondo allenatore, parlava poco, ma quando lo faceva toccava i punti giusti e lo seguivamo. Si era creato un gruppo fantastico, il giovedì andavamo a cena tutti insieme, c’era una grande unione tra tutti e c’erano giocatori molto forti come Storari. Ho giocato al Messina per cinque anni: è stata l’unica città in cui sono rimasto così tanto. Nella mia carriera ogni anno cambiavo squadra, un po’ per voglia e un po’ per necessità. Non sono mai rimasto per due stagioni di fila nella stessa società.

Perché è così difficile fare calcio al Sud?
Penso che quello che capita al Sud sia solo più rimarcato e faccia più notizia. Credo che ci siano più pressioni: quando vinci sei Dio in terra, quando perdi è un problema girare per la città. I giornalisti hanno un ruolo in tutto questo. Al Sud si vive di calcio, è una valvola di sfogo a livello sociale e tutto quello che succede viene amplificato. Questo è il problema del Sud, tra virgolette, e dico così perché quella pressione a me in realtà è sempre piaciuta.

Nella sua seconda vita lei fa l’allenatore: quando ha deciso di cominciare?
L’ho scelto quando giocavo nella Caronnese, mi è arrivata una richiesta dal Rieti che all’epoca faceva l’Eccellenza. Mi piace questo lavoro. A Messina ho fatto qualcosa di fantastico portando allo stadio in Lega Pro 20.000 spettatori. Poi è arrivata questa squalifica che oggi finalmente finisce e ne sono felicissimo perché è un atto doveroso nei confronti della mia famiglia, di mio figlio, di me stesso e di tutti i miei tifosi. Finalmente potrò ricominciare ad allenare.

Hai già in mente da dove ripartire?
In questo momento sto sposando un progetto che all’apparenza sembra folle, ma mi serve per ristabilirmi. Allenerò il Cologno di Giancarlo Patera in Eccellenza, una realtà che lavora coi giovani del settore giovanile. Il presidente investe molto nel sociale e più in strutture che in giocatori. Può sembrare un progetto folle, ma è fantastico perché qui si vive di vero calcio. Al primo posto c’è la passione, non ci sono i soldi. Sono stato assolto e voglio dimostrare che per me non conta il denaro, ma l’amore per questo sport. Mi è arrivata qualche altra richiesta, ma in questo momento voglio dare una mano a questi ragazzi straordinari, che finiscono di lavorare alle 18-19 poi vengono al campo e si ritrovano di fronte un rompiballe come me. Ci metterò tanta passione, voglio dimostrare che si può fare calcio anche senza spendere quattrini. Basta la voglia per riuscire a farlo.

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