Cauet: “Ho scelto l’Inter per il Fenomeno, la partita col fallo di Iuliano ha fatto male al calcio. Vedo benissimo Icardi al Psg perché…”

Cauet: “Ho scelto l’Inter per il Fenomeno, la partita col fallo di Iuliano ha fatto male al calcio. Vedo benissimo Icardi al Psg perché…”

Una carriera di corsa e un’ossessione per i particolari: Benoit Cauet da giocatore non lasciava nulla al caso. Tanto sacrificio e lucidità giusta nei momenti chiave: l’ex centrocampista francese legatissimo all’Inter è rimasto se stesso nella sua seconda vita dopo il calcio giocato e guarda al futuro con ambizione

di Redazione Il Posticipo

Tra Francia e Inter

Interisti si nasce, ma qualche volta lo si diventa. Nell’estate 1997 Benoit Cauet ha fatto il cammino opposto di Mauro Icardi passando dal Psg all’Inter: dopo tre scudetti vinti in Francia, il centrocampista ha scelto Milano per giocare col Fenomeno e misurarsi con il campionato italiano, all’epoca il migliore del mondo. Cauet era in campo nel chiacchieratissimo Juventus-Inter dell’aprile 1998 e nella finale di Coppa UEFA vinta a maggio contro la Lazio: in poche settimane ha conosciuto il dolore della sconfitta e la gioia della vittoria con la maglia nerazzurra sulle spalle. Lasciata Milano nel 2001, Cauet ha giocato con Torino e Como, con Bastia e CSKA Sofia, infine con il Sion dove ha smesso nel 2006. Un paio di anni dopo è tornato all’Inter e ha cominciato la sua seconda vita dopo il calcio giocato. Da qualche mese Cauet è tornato nella sua Francia dove lavora sodo ogni giorno e sogna di spiccare il volo col pallone nella testa.

Benoit, che cosa fa nella sua seconda vita? 
Oggi faccio l’allenatore: ho cominciato nel 2008, due-tre anni dopo aver smesso di giocare. Ho allenato le giovanili dell’Inter fino al 2017, dopo sono venuto in Francia al Concarneau che gioca nel Championnat National. Ho passato tanti anni a giocare e ho deciso di diventare allenatore iniziando dai ragazzi. Allenare è un mestiere molto serio: per farlo bisogna essere molto preparati. Giocare è una cosa bellissima, per fare l’allenatore devi studiare molto. Poi bisogna vedere se quello che hai preparato funziona quando viene messo in campo. Questo lavoro è una cosa seria.

Si sentiva un po’ allenatore quando faceva ancora il calciatore?
Non lo so, ma l’attitudine di allenare su alcuni si vede già quando sono calciatori. Sul mio conto non saprei dirlo. Però l’ossessione per alcuni particolari ce la avevo già quando giocavo. Alcune cose che facevo in campo da calciatore si riflettono oggi nel mio percorso da allenatore.

(Photo by Tony Marshall/EMPICS via Getty Images)

Lei ha giocato e vinto in Francia prima di arrivare all’Inter: le è servito per il salto in Italia?
Ho avuto la fortuna di cominciare molto presto: a 18 anni giocavo già in Ligue 1. Il calcio francese mi ha dato tanto perché mi ha fatto crescere e mi ha insegnato a prendermi le mie responsabilità. Ho avuto esperienze positive e negative come gli infortuni, difficoltà che ti fanno maturare e capire che nel calcio ci sono dettagli che fanno la differenza. La fa anche il desiderio di voler arrivare più in alto possibile e capire che cosa si deve fare per raggiungere il top. Il campionato francese è stato perfetto per me perché era di alto livello: all’epoca le squadre transalpine erano conosciute ovunque. La Francia di quella generazione è stata campione del mondo nel 1998.

Le avrebbe fatto piacere far parte di quella Francia?
Sì. Io ero all’Inter ed ero un giocatore importante, ma sono state fatte certe scelte… Sono contento comunque che quella Francia abbia vinto.

(Photo by Bongarts/Getty Images)

Come è stato il suo arrivo all’Inter? Che cosa l’ha spinta a scegliere i nerazzurri?
Nel 1997 all’Inter era arrivato il giocatore più forte del mondo, Ronaldo il Fenomeno: la sua presenza ha pesato sulla mia decisione. Lo avevo affrontato qualche settimana prima in Psg-Barcellona. All’epoca l’Inter era una delle squadre top al mondo, il campionato italiano era il più difficile di tutti e io volevo misurarmi con quella realtà. Secondo me l’Inter aveva le possibilità per vincere tutto.

Il 1997-98 è stata una stagione dolce e amara per l’Inter: che cosa ricorda di quell’annata?
Abbiamo vinto la Coppa UEFA e siamo stati in gara fino alla fine in campionato contro la Juventus. Purtroppo è finita male per noi, ma tutti abbiamo visto come è andata. C’è stato un episodio particolare e parecchi anni dopo sono successe altre cose. La partita col fallo di Iuliano non è stata un bell’episodio per il calcio perché ha fatto male, ma ha rivelato l’esistenza di cose che nello sport non si possono fare.

(Photo by Ruediger Fessel/Bongarts/Getty Images)

Se ci fosse stata la Var sarebbe stato diverso?
Sicuramente sì, la tecnologia avrebbe aiutato anche per giudicare alcuni casi che c’erano stati precedentemente. Tutti si focalizzano su una gara, ma c’erano stati altri episodi come gol non convalidati sebbene la palla fosse andata oltre la linea di porta. Siamo stati penalizzati da una serie di situazioni, ma noi eravamo una squadra in grado di vincere.

Secondo lei in Italia oggi le cose sono cambiate?
Penso che Calciopoli sia stata importante: da un lato ha fatto male, dall’altro ha fatto bene. Ha rivelato certe cose e l’esistenza di un modo di fare che non era permesso. In questi ultimi anni la Juve ha dimostrato di poter vincere senza aiuti.

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