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Manninger: “Io falegname e pescatore, dopo il calcio gioco a golf. Buffon un idolo, nella mia Juve tanti sbagli e poca pazienza. Klopp moderno e unico, sa come renderti felice”

Simone Lo Giudice

"All'inizio della sua carriera lei ha giocato in un grandissimo Arsenal e vinto la Premier: che esperienza è stata?

Quelli sono stati i miei primi passi all'estero: sono passati quasi 25 anni da allora. Per un portiere austriaco ritrovarsi in Inghilterra era una grande cosa: c'erano pochi esempi da seguire all'epoca e ho fatto quasi tutto da solo senza il sostegno di connazionali al mio fianco. Sono orgoglioso di aver fatto parte di quell'Arsenal. C'erano grandi campioni: Tony Adams e Dennis Bergkamp, Marc Overmars e David Seaman, poi Ian Wright. Poi c'erano gli inglesi: Ray Parlour era uno che scherzava molto, poi Martin Keown, Nigel Winterburn e Lee Dixon. Tutti insieme abbiamo costruito un bel gruppo: io avevo solo vent'anni. Sono felice di aver condiviso momenti speciali con quei compagni.

"Che tipo era Arsene Wenger?

È stato uno dei primi francesi dell'Arsenal: con le sue idee ha cambiato il tipico gioco inglese. In campo gli hanno dato una mano i suoi connazionali: Emmanuel Petit, poi Thierry Henry, Robert Pires, Sylvain Wiltord e Gilles Grimaldi. Erano giocatori molto forti tecnicamente. All'Arsenal poi è arrivata anche la cucina francese ed è cambiato il modo di mangiare. È stato un momento decisivo per la crescita del club.

"Non solo Wenger: al Siena lei è stato allenato da Gigi Simoni, che cosa ricorda del mister?

Era un Sir, un gentleman, un uomo che ha avuto grande rispetto per il calcio e per ogni giocatore. Con Simoni mi sono trovato molto bene: ci considerava prima uomini e poi calciatori. Simoni è stato un uomo che ha vissuto per il calcio: oggi ce ne sono pochi come lui.

"Anche il Trap è stato un allenatore vecchio stile: come è stato lavorare con lui?

Sono stato allenato poco dal Trap, anche lui però è uno che ha preso il calcio con grande serietà per più di trent'anni. Trapattoni fa parte di una generazione di grandi allenatori come Ranieri e lo stesso Zaccheroni. Uomini in grado di stimolare i giocatori. A Siena ho avuto anche Beretta che secondo me è molto sottovalutato perché è una grande persona e un grande tecnico. Sono molto contento che Ranieri sia ancora nel giro del grande calcio: è uno di quelli della vecchia scuola che ti fanno allenare tanto anche dal punto di vista atletico. Sono tecnici con idee di calcio diverse da quelle di oggi. Mi fa piacere vedere che stiano facendo ancora bene.

"Lei ha chiuso la carriera al Liverpool: come è stato essere allenato da Klopp?

Mi ha mostrato che il calcio moderno può piacere e può essere un bel lavoro da fare ogni giorno, che non è faticoso e non è monotono. Mi ritengo fortunato perché a 39-40 anni mi ha mostrato come si lavora, come si preparano le partite e si gestiscono le sconfitte. Klopp sa come stimolare i giocatori e come farli sentire felici. Al Liverpool vedevo venticinque giocatori contenti. Klopp sa come farti rendere al massimo.

"Non le pesava fare il terzo portiere al Liverpool?

Assolutamente no: per me è stato un onore arrivare a 39 anni al Liverpool. Ho lavorato con Mignolet e Karius che parlavano tedesco come me. Klopp voleva che facessi un po' da allenatore e un po' da portiere per dargli una mano. Ho ricoperto il ruolo che mi aspettavo fin all'inizio: sapevo che cosa avrei dovuto fare. Chiudere in quel Liverpool è stato il massimo: sono felice che la mia carriera sia finita così.

"Lei si è allenato con Karius eroe in negativo della finale di Champions col Real nel 2018: le è dispiaciuto per lui?

Molto: Karius è un bravo ragazzo e un ottimo portiere, moderno e attivo sui social come tanti calciatori di oggi. Serate come quella col Real fanno male. Non vorresti mai vedere un tuo compagno di squadra in una situazione simile.  Karius è stato massacrato da tutti per quella finale. È difficile vivere un momento simile nella partita più importante della carriera: è stato un peccato. Era poco concentrato e possiamo chiederci per ore il motivo senza trovarlo. Karius ha avuto un black-out: come ex compagno e come ex collega è stato difficile da accettare.

"In quel Liverpool però c'erano anche tanti grandi giocatori che poi hanno vinto la Champions...

Si sono meritati quel trofeo: da qualche anno giocano il calcio più importante a livello europeo e quello più divertente. Klopp sa vincere e sa farti divertire quando ti alleni e quando giochi, sa far sentire tutti quanti importanti: è un allenatore completo, unico nel suo genere.

Lei ha smesso nel momento giusto?

Sì, mi sentivo svuotato: a quei livelli devi andare a mille e io non ce la facevo più. Il corpo non mi dava più quello che mi dava la mente: fisicamente dimostravo quarant'anni, la mia testa ne aveva trenta. Ero un po' in confusione. Ho scelto di dire basta prima di fare danni.

Le piace il calcio di oggi Alex?

Mi piace di meno. Il calcio di oggi è più spettacolo e meno lavoro rispetto al passato. Oggi contano tante cose che ai miei tempi non c'erano: noi lavoravamo di più. Quando giocavo io si faceva più fatica, oggi i calciatori sono social e pensano tanto ai click, ai like e alle foto. I giovani di oggi sono più moderni rispetto a quelli del passato: spesso sono grandi giocatori, ma ciò che c'è fuori dal calcio per loro conta molto.

"Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Voglio trovare un lavoro per i prossimi vent'anni che mi dia soddisfazione. Sono nel giro dell'immobiliare, poi mi aspetta la famiglia. Ho atteso la fine della mia carriera per fare questi passi: la mia prossima partita sarà una creare una famiglia felice. Spero di poter dare qualche consiglio ai miei figli: ancora non ci sono, ma ho superato i quarant'anni e posso finalmente pensare a scrivere questa pagina della mia vita.

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