Under Pressure…spunta Lady Diana

Under Pressure…spunta Lady Diana

Di Stefano Impallomeni. Le due facce di un giorno sportivamente storico per l’Italia. Da una parte l’Under 21, che si congeda tra i rimpianti dall’Europeo giocato in casa. Dall’altra l’assegnazione dei Giochi Invernali del 2026 a Milano e Cortina, un successo di squadra con una protagonista inattesa.

di Stefano Impallomeni

Nel giorno del trionfo di Losanna, c’è qualcosa che stona e immalinconisce, perché l’Under 21 esce di scena dagli europei non soltanto per un biscotto indigesto. I cinque cerchi olimpici, questa volta, non si incastrano a dovere. Evaporano gli anelli estivi, mentre arriveranno scintillanti quelli invernali tra 7 anni. Il giovane calcio partecipa poco e fallisce ancor di più, poco decoubertiniano da un po’ di tempo: sfuma anche Tokyo 2020 ed è dal 2008 che, nelle cerimonie di apertura, non si vede un portabandiera del calcio.

UNDER PRESSURE – Al dunque, insomma, altro che notti magiche come nel ’90. Solo ansie e delusioni, gufate andate a vuoto, calcoli e speranze perdute davanti alla tv durante un Francia-Romania e il gran biscotto annunciato. Di Biagio saluta. Azzurrini sbiaditi e inesplosi, questo l’amaro verdetto. Assenti colpevoli agli atti finali della competizione, al netto di tutto quel che si può dire su formazioni di turno e scelte discutibili. L’Italia piena di talento, una delle più competitive da tanti anni a questa parte, si congeda precocemente e per giunta in casa. Di Biagio parla di non fallimento, ma resta forte la sensazione che lo sia stato. L’Italia era da titolo. Si poteva e si doveva fare meglio. Chiesa, Barella, Mancini e, via elencando, avrebbero potuto e dovuto fare molto di più, con o senza Di Biagio in panchina, capaci di scivolare sulla Polonia e in particolare crollati per quella pressione che di solito accompagna chi deve soltanto vincere, e basta. Si dirà, Di Biagio unico colpevole per non aver saputo dare un gioco alla squadra. Qualcosa non è andato per il verso giusto, qualche palo di troppo, una fortuna che ha voltato le spalle. Ma a decidere è stato il peso delle responsabilità non rette e non comprese, quel fardello di tensioni che ha vanificato un valore assoluto tradito.

LADY DIANA – Quel valore, al contrario, espresso nel migliore dei modi lì a Losanna, dove tutti, prima della sfida con la Svezia, erano convinti di vincere. Questione di crederci e di voler raggiungere ad ogni costo un obiettivo. È questo il contrasto non casuale di una giornata che è meglio ricordare così. La vittoria di Milano e Cortina  premia la logica dei pochi ma buoni, della politica utile in senso stretto, della fiducia ricambiata, di una preparazione corretta. Le Olimpiadi invernali del 2026, semplicemente, certificano un successo di squadra, la voglia di farcela. Quella di Losanna è una vittoria piena, sostanziale, nel periodo in cui il non fare terrorizza più del dovuto le iniziative di cui abbiamo un disperato bisogno. Losanna rappresenta una ventata di aria fresca, un’apertura al mondo, una controtendenza positiva, proprio quel che ci voleva per gli azzurrini. È andata, oramai. È andata così, in un senso e nell’altro. E allora scegliamo l’altra faccia della medaglia. Scegliamo il nostro volto vincente, che non è quello dello scontato e meritevole Malagò, né quello del saggio e competente Giorgetti, ma è quello inedito e decisivo di Diana Bianchedi, il vero segreto dell’impresa, sorridente e positiva. È lei la formidabile autrice di questa affermazione, l’anello determinante, che ci ha inorgoglito, ridando slancio ed entusiasmo al nostro movimento. Bianchedi merita il podio assoluto, lei, ex campionessa di scherma, medico sportivo di ottimo livello, e ora eccellente manager, la prima a crederci fin dall’inizio. È lei l’immagine più bella del nostro sport, che sa parlare al mondo, e soprattutto aggregare e convincere chi non ci crede, o meglio non ci ha mai creduto.

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