Uefa, se ci sei batti un colpo

Uefa, se ci sei batti un colpo

di Stefano Impallomeni. Non ci voleva molto a capire. E ora è d’obbligo andare oltre e aspettare decisioni forti. I casi di Coronavirus in serie A (Rugani e Gabbiadini, e mentre scriviamo ce ne potrebbero essere altri) certificano la situazione d’emergenza.

di Stefano Impallomeni

Non ci voleva molto a capire. E ora è d’obbligo andare oltre e aspettare decisioni forti. I casi di Coronavirus in serie A (Rugani e Gabbiadini, e mentre scriviamo ce ne potrebbero essere altri) certificano che la situazione d’emergenza è colma. In Spagna si blocca tutto e non ci resta che attendere altri sviluppi e altre misure che verranno prese altrove.

Il calcio, però, sembra voler pervicacemente voltare le spalle alla questione: finché il virus non sarà omogeneo e completo, speriamo di trovare una soluzione. No, non è esattamente l’atteggiamento corretto da tenere. Le cose cambiano in fretta e occorre adeguarsi. Non è possibile far finta di niente. È legittimo difendere ogni proprio diritto, ma qui siamo ben distanti dal comprendere quel che ci sta accadendo. Perché il primo e inattaccabile diritto riguarda essenzialmente ed esclusivamente la salute di tutti noi e di tutto il pianeta,visto che l’Oms ha dichiarato la pandemia globale. Contro questo dittatore, il Coronavirus, insomma è tempo di fare i conti in altro modo, almeno per adesso. E non ci resta che resistere contro un mostro invisibile, perfido, chissà quanto durevole contro il quale abbiamo una sola strada. Combatterlo grazie a sforzi individuali e collettivi che consentano di limitarne la diffusione. Eh sì, perché non esiste una medicina, né un vaccino per frantumare questo immane problema. E allora in questo periodo di incertezza, esiste una sola certezza. Il nostro comportamento, il rispetto delle norme. Le disposizioni da seguire qui in Italia e, si spera, nel più breve tempo possibile, in Europa e in ogni dove.

Le scene viste e documentate in Champions con i tifosi a Parigi e Liverpool festanti e in massa, dentro o fuori dagli stadi, non hanno bisogno di altre considerazioni. Non si capiscono le deroghe concesse, in virtù di quali principi. Si provvede correttamente ad annullare le partite da una parte e a consentire di giocarne altre dall’altra. E’ un calcio sbilenco, ingiusto, arruffone e confuso. Ripetiamo, è legittimo difendere economicamente un sistema, vedere una piccola luce in fondo al tunnel, ma è profondamente sbagliato, in questo momento, essere più tattici che strateghi, combattere contro i mulini a vento, sperare che tutto passi in fretta, eliminare il virus scegliendo di volta in volta quel che è giusto fare o non fare.

Ecco, allora che è arrivato il momento delle riflessioni finali, senza ulteriori rinvii, perché sarebbe meglio pensare a immaginare nel lungo periodo, valutando la questione con senso di responsabilità e senza personalismi. La Uefa deciderà il da farsi il prossimo 17 marzo, un giorno che appare lontano, formalmente tardivo per far sentire una voce che avremmo avuto il piacere di sentire già ieri, oggi o domani. Si temporeggia contro l’inevitabile avanzamento di un perfido dittatore, un virus maledetto che sta tenendo in scacco anche le nostre menti. E’ giunto il momento delle decisioni, non vi sono più dubbi. Dicendolo con forza, magari anche prima del 17 marzo. Perché intrecciare esigenze di Leghe, campionati nazionali, Coppe Europee e Euro 2020 è pressoché impossibile. E perché un comune sentire, condividere e pensare, una via univoca di intenti, potrebbe modificare lo svolgimento di Euro 2020, magari rinviandolo di un anno.

Cercare di salvare il salvabile, questo sì è legittimo pensarlo. Salvare il salvabile e non l’impossibile, perché lo scenario è fosco e incerto, con la solita condizione dettata dai tempi di cui non conosciamo un termine preciso. Una fiammella di ottimismo, in definitiva, ma si faccia presto, senza più questa macchia di leopardo di eventi promossi, bocciati o sviliti in tutta Europa. Non ne capiamo il motivo, veramente. Per i campionati teoricamente c’è tempo fino al 30 giugno, ma senza disputare più Euro 2020 e senza più soprattutto il Coronavirus, il vero e infido avversario da battere tutti quanti insieme. Navigazione a vista, dunque, con qualche speranza che qualcosa si possa salvaguardare. Ma l’Uefa dica basta, subito. E sospenda ogni competizione. È un appello ineludibile che esige una risposta immediata, perché nel frattempo si continuerà a giocare in Europa League anche oggi, aggravando la situazione, e francamente non lo capiamo.

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