Si riprende con la quarantena quiz

Di Stefano Impallomeni. Sembrava impossibile, eppur qualcosa si muove. La Serie A scalpita e attende il suo turno, mentre la Coppa Italia benedirà la ripresa del calcio. Ma ci sono dei dubbi da sciogliere, per evitare che il nuovo inizio non si trasformi in una falsa (ri)partenza.

di Stefano Impallomeni

Sembrava impossibile, eppur qualcosa si muove. La Serie A scalpita e attende il suo turno (20 giugno con i recuperi), mentre la Coppa Italia benedirà la ripresa del calcio il 12 dello stesso mese con un super Juve-Milan, ritorno della semifinale finita in pareggio a San Siro. Il 13 Napoli-Inter e poi il 17 che vinca il migliore allo Stadio Olimpico sotto gli occhi del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La palla torna a rotolare, più o meno in cattedrali nel deserto, sebbene l’eco rumoroso dei favorevoli e non si faccia ancora sentire.

SPAZIO E TEMPO – Il breve riassunto: questo è, se vi pare. Porte chiuse, in attesa di schiarite e di non schiattare di virus, che sembra dormire ma – dicono gli esperti di maggioranza – potrebbe tornare a mordere. A distanza di sicurezza e con ogni cautela del caso, dunque, ci si immagina una degna fine di stagione, purtroppo non decisamente libera ed evidentemente condizionata da alcuni fattori. Spazio e tempo si riducono con il buon senso che almeno sembra aver prevalso sulle ragioni di Governo e Lega. La FIGC, il vero arbitro e ago della bilancia: peso specifico importante al pari della UEFA, che ha allentato termini e cavilli rinviando date e possibili bocciature. Il pendolo calcistico, insomma, si riattiva, creando danze ancora imperscrutabili con alcuni interrogativi che andranno pian piano risolti se non si vorrà ripiegare all’algoritmo delle classifiche, perché di play off e di play out anche basta.

QUARANTENA – Sono stati mesi difficili, di isolamento e disorientamento, di differenze e sofferenze, di slogan e retoriche fin troppo scolastiche, di ritardi e di ragioni da difendere, di tattica e di strategia, di sì e no sparati senza una vera convinzione. Ma soprattutto sono stati i mesi in cui la parola quarantena ha avuto il suo maggior richiamo, l’inflazione più diffusa. È tutto pronto, ma quasi tutto ancora in bilico, perché c’è una trappola, la quarantena appunto, nel cammino da considerare (e speriamo da rivedere), neanche troppo piccola da evitare. Il primo tentativo del Presidente della FIGC, Gravina (incontro con Speranza, Ministro della Salute), è andato a vuoto. Lecito e prevedibile che ce ne sia un secondo, perché la quarantena non s’ha da fare, così com’è, con una singola positività che trascinerebbe una squadra allo stop di 14 giorni e porrebbe fine, per il rigido protocollo imposto dal Cts, a un inizio che sarebbe una vera e propria falsa partenza. Ma non ci sarà spazio per i positivi a orologeria, perchè chi pensa di fare il furbo rischia l’esclusione dal campionato.

PARZIALE MIGLIORAMENTO – In tutti questi giorni abbiamo assistito a lotte aspre, a soloni di ogni genere, a show mediatici volontari e involontari, ad assoli nervosi e inconcludenti, a interessi vari di bottega. Tutto molto confuso, ma poi a modo nostro, tutto risolto, sebbene questa quarantena assomigli sempre più a una super tassa da pagare per avere l’idoneità alla ripartenza. Adesso però le cose sembrano esser diverse rispetto a un mese fa, quando la pandemia era ai massimi livelli. Il Covid-19 è ancora tra noi, ma meno aggressivo e allora perché non considerarlo? Perché non introdurre il protocollo che isoli la singola positività piuttosto che una squadra intera come accade in Germania, Spagna e forse Inghilterra? Perché non immaginare parziali riaperture al pubblico negli stadi (20% della capienza), qualora le condizioni lo consentano? Se si vuole, si può fare. Un passo in più con ottimismo e senza forme di bullismo.

NIENTE RIVOLUZIONI – Lo sappiamo, è un periodo così, molto complicato in ogni dove, e in cui si spera più a semplificare che ad amministrare. C’è chi auspica e chi ha in serbo di convocare altrove, e in campi più complessi, gli Stati Generali, alla Luigi XVI, in cui coinvolgere di tutto e di più, ma per fortuna il 2 giugno abbiamo festeggiato altro e in Francia già si sono arresi bucando il pallone prima del tempo. Non c’è il tempo per immaginare altro e nel calcio c’è un solo Stato, che è soprattutto uno stato emotivo e una passione generale che investe oltre 32 milioni di persone. Le Rivoluzioni non sono necessarie, non le amiamo e non le sappiamo fare. Né tantomeno è utile scopiazzare male alcunché e chissà che cosa. Ci appelliamo soltanto al buon senso e allo sforzo che ci ha portati fin qui. Non c’è bisogno di un Monarca e di eventuali epigoni per marcare la storia di questa vicenda. Serve semplicemente compiere un altro passettino, che è un bel passo, con la serenità di giudizio. Si cambi il protocollo medico su eventuali casi di positività, valutando ovviamente la situazione sanitaria corrente e sarà tutto più chiaro, meno convulso. È questo il vero quiz da risolvere per vincere insieme e magari con i tifosi presto allo stadio. Insieme. Tutti uniti, non troppi, scrupolosi, distanti e contenti fino alla meta. 

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