Si riparte, aspettando i tifosi e per esorcizzare il Covid-19

Si riparte, aspettando i tifosi e per esorcizzare il Covid-19

Di Stefano Impallomeni. 95 giorni dopo, si riparte. Con un calcio per forza di cose diverso, ma anche con un trofeo, la Coppa Italia, che diventa fortemente simbolico e impossibile da snobbare.

di Stefano Impallomeni

95 giorni dopo, ci risiamo. 95 lunghissimi giorni dopo l’ultima partita giocata, il calcio cercherà la sua ripresa, ossia la ripartenza verso una nuova dimensione. Cambieranno tante cose nella certezza delle sfide. Tempo e spazio saranno diversi, forse quasi tutto lo sarà. Come sarà diverso il pathos popolare messo in disparte temporaneamente da quel Covid-19, la sigla orribile di un male che ha saputo svilire e contagiare ogni attimo delle nostre vite. Già, quelle vite spezzate specialmente all’inizio della pandemia, quelle limitate e cronicizzate, quelle parzialmente violentate nel fisico e nella psiche e, per alcuni (non pochi), quelle vite ridotte ai bordi della miseria senza più un tempismo economico adeguato che dava un essenziale orientamento e soprattutto dignità.

DIVERSO – Per tutto questo sarà quasi tutto diverso. Sarà probabilmente un calcio più nudo, in attesa dei fasti del passato e chissà se un giorno li rivedremo. In ogni caso, torniamo a sperare di riveder le stelle, anche se non sarà così facile, perché sarà il tempo di accontentarsi e di un nuovo calcio, magari più democratico e più fenomeno dell’ignoto che esaltazione opulenta di vecchie egemonie. Non sappiamo ancora cosa aspettarci nel silenzio degli stadi, nella distanza di un abbraccio, senza più un pubblico amico e avversario. Sarà un neutro globale, attento, in maschera, con fiati calcolati e test di corredo per stabilire se poter continuare nella massima sicurezza, aspettando un protocollo medico che non sia anacronistico e maggiormente solidale nei confronti della causa, favorevole alla conclusione del fine giusto. Oggi, il primo test, senza supplementari, sfida senza un ritorno e in caso di parità dritti ai rigori.

SIMBOLICO – Si riparte, 95 giorni dopo, per mettere un punto finale a una vicenda distopica, assurda e tremendamente reale. Juventus-Milan, chi vince va in finale di Coppa Italia, che il 17 giugno verrà consegnata a Roma dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Un messaggio simbolico forte per esorcizzare il Covid-19, il vero nemico da sconfiggere per sempre. La Coppa Italia, dunque, non più un trofeo da snobbare. Torna il calcio e tornano i soldi. 5,2 milioni di euro andranno a chi la alzerà al cielo, 3,2 a chi andrà in finale. In fondo, si riprende a giocare anche per questo, in attesa di rivedere i tifosi allo stadio (apertura parziale) tra qualche settimana: è più di un’ipotesi, chi lo avrebbe mai detto un mese fa. I tifosi, il cuore del calcio da rimettere in moto al più presto. 

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