Se Neymar non si tuffa più…

Se Neymar non si tuffa più…

di Stefano Impallomeni. In una Champions atipica, si è curiosi di sapere se Neymar si sarà definitivamente convertito alla grandezza del suo talento.

di Stefano Impallomeni

In una Champions atipica, in cui ogni gara non conosce più un ritorno, siamo curiosi di sapere se Neymar si sarà definitivamente convertito alla grandezza del suo talento. Il brasiliano sembra aver cambiato atteggiamento. Nessun tuffo, nessuna simulazione. Una partita densa di significati in cui i tanti errori nelle conclusioni spariscono di fronte a una nuova caparbietà di cambiare il destino della sua prestazione e del Psg.

La partita di Neymar è stata una delle migliori disputata nella sua eccezionale carriera. Una partita matura, diversa, all’insegna della squadra, giocata con grande lucidità, coraggio e intelligenza. Fino in fondo grande abnegazione e disponibilità verso i compagni. Non soltanto tunnel che soltanto lui al mondo sa fare così ( spettacolari e funzionali). Cose mai viste, insomma, e in orario, come mai forse si era potuto riscontrare in precedenza. Nella sfida contro l’Atalanta due giocate in coda al match, alla Pelé, segnalano una crescita sostanziale, da leader vero; certificano una prima volta da protagonista assoluto. Stop di coscia al novantesimo con assist per Marquinos e tocco da biliardo per Mbappè nell’azione che vale la semifinale sono sussulti di gioia e ammirazione per gli amanti del calcio.

Neymar in una serata ha avuto il merito di portarci, in un attimo, per i marciapiedi di una strada, in un cortile, dentro una parrocchia, in mezzo a una piazza. Due gesti anticonvenzionali, nel calcio moderno dei laptop, dei match analist, degli schemi a rullo e delle finissime strategie, hanno inviato un messaggio e alcune domande: Neymar è davvero cambiato? A 28 anni ha capito cosa serve per essere il migliore? Può essere, come diceva Pelé, migliore di lui? Non sappiamo ancora se sarà così. Tocca a lui smentirci, tocca a lui non fregarci un’altra volta. Uno che segna 61 gol con la maglia del Brasile, terzo di sempre dietro a Pelé e Ronaldo, non può essere quello irritante, immaturo, discontinuo che spesso e volentieri abbiamo visto.

Grazie anche a Mbappé, ragazzo d’oro in tutti i sensi, Neymar potrebbe farcela ad andare fino in fondo, come nel finale di partita contro l’Atalanta in cui ha saputo sotterrare gli errori con sontuose giocate, andando pure in regia, cercando quel piacere di vincere da protagonista. Neymar non più splendida pertinenza, compare di Messi ai tempi del Barca, ma fratello maggiore di Mbappé, la saetta imprendibile da azionare al momento giusto. Attenzione, pero, alle trappole e alla banda di Nagelsmann, che sembra piuttosto affamata.

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