Media strategy: i trofei si vincono (anche) a parole

Di Stefano Impallomeni. Da Mohammed Alì a Mourinho, passando per Clough: l’attacco mediatico è una strategia vincente e in Serie A i duelli Sarri-Allegri e Di Francesco-Spalletti stanno regalando scintille.

di Stefano Impallomeni

Anche le parole possono fare i fatti. Ce lo racconta la storia. È già successo molte volte, e accadrà ancora perché una conquista, uno scudetto, un’impresa non si compie soltanto sul campo. Tattiche e stili di gioco soprattutto, per carità, ma le frecciate colossali a distanza per colpire l’avversario, demolirlo all’interno, fanno la loro parte. Nella boxe, Alì fu l’esempio più eclatante. Proverbiali e spettacolari le sue conferenze stampa in cui era solito attaccare senza perifrasi il rivale di turno. Prima dei pugni, parole sempre contro, con il perché ben messo in evidenza. Alì instaurò un modo inedito di colpire l’avversario. Nessun fair play, ma strategia del “terrore”, fine psicologia tramite parole dirette, pesanti come pietre, lanciate in maniera dura, durissima, al pari di un jab o di un gancio. Alì, non c’è dubbio, fu unico in questo tipo di comportamento, essendo in grado di sdoganare una tendenza che da lì a poco avrebbe fatto proseliti in ogni disciplina.

Da Clough a Mourinho, la vittoria delle parole

Nel calcio ne abbiamo viste e sentite tante. Impossibile citarle tutte. In Inghilterra, però, non può non essere ricordato un certo Brian Clough, l’architetto inimitabile prima del Derby County e poi del fenomenale Nottingham Forest campione d’Europa (parliamo di anni 70), che si mise all’attenzione generale contro ogni pronostico. Clough seppe vincere anche con le parole e non solo con un magnifico impianto tattico, rappresentando una nuova figura del calcio: rivoluzionaria in tutto. Un uomo capace di entrare nella storia internazionale grazie alla congiunzione di idee potenti e di una dialettica sferzante. Il suo grande rivale, il Leeds di Revie, definito “cheater” (imbroglione e antisportivo) dall’irriverente Brian, rappresentò il capitolo più significativo del suo modo di fare fuori dal campo. Offese calibrate e scientifiche piazzate nei momenti caldi di stagioni dove sarebbe servito altro, oltre le tattiche e le scelte tecniche.

clough revie
Confronto TV tra Clough e Revie, 1974

Un antesignano ancor prima dello “Special One”, Josè Mourinho, che non si è fatto mai mancare nulla da questo punto di vista. Dal Porto fino ad oggi, il portoghese ha avuto l’abilità di farsi notare e di non annoiare mai, sfoderando inarrivabili frasi ad effetto, analisi e comparazioni luciferine, attacchi feroci senza soluzione di continuità. I bersagli preferiti i suoi colleghi. Da Ferguson a Wenger, per finire a Conte senza dimenticare gli “zero tituli” dei suoi avversari quando sedeva sulla panchina dell’Inter.

La media strategy in questa Serie A

Ora, in Italia ci risiamo grazie ai “duelli” Di Francesco-Spalletti e Allegri-Sarri. Allegri punge Sarri parlando di “ossessione scudetto senza Europa” mentre per Sarri sarebbe “un’ossessione che potrebbe trasformarsi in adrenalina”. Tra i due il confronto è scintillante e poco amichevole, ma è una marcia inarrestabile che rischia di sfiorare i 100 punti, poco più poco meno, a testa. Mai come quest’anno il titolo si assegnerà sul filo di lana, a patto di crolli repentini e improvvisi. La Juventus è abituata a controsorpassi definitivi, il Napoli meno.

sarri napoli anti-juve allegri
Allegri e Sarri

Staremo a vedere, come per la lotta Champions in cui Di Francesco stuzzica Spalletti nella vigilia di due sfide che hanno ribaltato classifiche e umori. Di Francesco aveva inviato, a sorpresa, la sua frecciata, “ c’è davanti a noi chi vince facendo un mezzo tiro in porta”. Spalletti aveva rivendicato il lavoro di Roma degli anni passati, “quando c’ero io la Roma lottava per lo scudetto”. È andata bene al romanista e ora attenzione ai falli di confusione. La Roma è terza in classifica e l’Inter rischia il quinto posto, Lazio permettendo.

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