Mercato, divieto di sosta

Di Stefano Impallomeni. Sette giornate sono poche per sapere se il trend della Serie A sarà più o meno questo, ma potrebbe essere un campionato in cui può venire fuori la sorpresa. La sensazione è che, mai come in questo caso, il mercato di gennaio farà una vera differenza.

di Stefano Impallomeni

Nel periodo più complicato e indecifrabile della storia del nostro campionato l’incertezza regna sovrana e marca un rendimento verso il basso. La Serie A denuncia un vuoto di potere e scarta (per ora) l’ipotesi di chi sosteneva fosse una specie di messa cantata come nelle passate edizioni. Qualcosa è cambiato. Ed è cambiato da quando, nella parte finale dello scorso anno, si è ripreso a giocare, e tre delle quattro prime in classifica (Milan, Sassuolo e Roma) stanno mantenendo un rendimento considerevole. Dal post lockdown, insomma, nuovi outsider crescono e tracciano una nuova geografia. È un torneo, risultati alla mano, senza più confini, più equilibrato e democratico e vedremo quanto più avvincente. Dopo 7 giornate, per quanto riguarda specialmente la lotta scudetto, il quadro è abbastanza evidente: la vittoria finale non sembra essere più un affare per pochi, o meglio per una sola squadra, la solita Juventus, che non perde, ma galleggia tra troppi pareggi e parecchi problemi di assetto.

TORNEO IBRIDO – Anche in Europa, salvo conferme tipo Bayern, il football ai tempi del Covid-19 è simile: fluido, abbastanza ballerino, aperto a scontri di classe imprevedibili. È un calcio che spinge dal basso verso l’alto. Il nostro campionato, alla luce dei fatti, è ancora un ibrido, un coacervo di valori non definitivamente espressi e fotografa una labile leadership. Il Milan guida il gruppone, che resiste e resta in corsa a una manciata di punti. Non c’è un padrone, o forse ce ne sono tanti, in lotta tra di loro, a distanza di sicurezza. C’è soltanto un vantaggio rossonero costruito nel tempo, da un post lockdown che senza dubbio spiega quanto siano importanti strategie e capacità di adattamento in una realtà del tutto inedita e nella quale si avrà la meglio se saranno considerati molti fattori. Del Covid-19 e i casi di positività delle squadre già sappiamo. Dell’assenza di pubblico allo stadio anche. Ma aspetto non meno importante per i club sarà quello di poter rendersi più forti, lunghi negli organici e previdenti, considerando le difficoltà oggettive della pandemia che spesso toglie e poco aggiunge. Ecco perché il mercato di gennaio sarà fondamentale, quasi decisivo per correggere, migliorare, e perché no, allungare le proprie rose a disposizione, visto il grande equilibrio esistente.

GENNAIO – È vero, il calcio, come dimostrano gli allarmi lanciati da Dal Pino e Gravina, è in apnea; penalizzato economicamente, svilito e malmesso. Ma le idee e le strategie di mercato non costano granché, a patto di non spendere cifre folli per accaparrarsi questo o quel giocatore. Fermarsi, quindi, vedere le mosse altrui e non fare le proprie sul mercato potrebbe essere fatale. Chi riuscirà a fare meglio, a immaginare più giocatori possibili (il Covid-19 docet), potrà pensare di mantenere una classifica interessante, ambiziosa, corretta per coltivare un sogno. La pandemia, come ogni crisi, apre le porte a delle opportunità, a un diverso modo di gestire, a un necessario e differente lavoro che ci deve essere tra governance e campo. Servono strategie direttamente proporzionali al periodo in cui si gioca. Basta cogliere queste opportunità, pensandoci adesso e non arrivarci in ritardo, se si vogliono rompere egemonie consolidate. Sette giornate sono poche per sapere se il trend sarà più o meno questo, ma potrebbe essere un altro campionato in cui può venire fuori la sorpresa. La sensazione è che, mai come in questo caso, il mercato di gennaio farà una vera differenza. E anche qui ne vedremo delle belle, perché a volte la spuntano i più bravi e non i più forti.

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