Lotteria Scudetto

Di Stefano Impallomeni. Finisce il girone di andata di un campionato molto equilibrato. Dai 34 punti di Lazio e Napoli ai 43 del Milan ci sono 9 punti di differenza e ci sono sette squadre in lotta per un tutto o per un niente. Uno scenario aperto, vivo, destinato a regalarci ancora sorprese.

di Stefano Impallomeni

Milan, e poi tanto altro. La squadra di Pioli festeggia il titolo d’inverno con una distanza minima sull’Inter e lo fa dopo una sconfitta. È tanto, ma non tutto. Nonostante un grande girone d’andata, lo stop diventa la notizia della giornata, più per gli altri che per il Milan stesso, perché è uno stop che fa sospendere eventuali certezze. È uno 0-3 netto, dominante, in cui anche Ibra non è più la calamita che attira, venendo travolto dalla centrifuga bergamasca. Gasp e la sua Dea si prendono con merito la copertina della diciannovesima: i punti fanno fede, ma i valori sono evidenti e, a tempo debito, possono scrivere altri finali. La questione scudetto si fa problematica e ci troviamo di fronte a un laboratorio in continuo fermento. Alchimie magiche si trasformano in nebulose soluzioni, le formule non tornano in automatico. C’è una differenza dei fatti, c’è il Milan capolista, ma esistono forze complessive da rispettare che ci inducono alla prudenza e a quello che sosteniamo dall’inizio.

(Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

SU E GIÙ – Il campionato è uno scenario aperto, vivo, destinato a regalarci ancora sorprese, rilanci o cadute impreviste e dove anche il basso della classifica reclama degli interessi e giuste attenzioni. Lassù (e anche in fondo) in alto è tutto molto incerto, labile, in cui il tutto o il nulla diventano improvvisamente confini vicini, facilmente traghettabili da una settimana all’altra. Ognuno potrebbe saltare in pochi attimi, nel giro di un mese, da un terzo a un sesto posto, e viceversa. Il Napoli, ad esempio, certifica questo tipo di curva, o meglio di traiettoria. Il Verona di Juric lo ridimensiona ed ecco lì la scivolata in giù, a dispetto di una rosa milionaria. Le opportunità mancate e sfruttate indeboliscono o rinforzano le ambizioni. Variabilità e nessun martellamento significativo. Il ritmo è buono, l’andatura non è elevata, neanche blanda, e alla fine la sensazione è che regnerà chi sbaglierà di meno e chi avrà più fortuna negli episodi, chi uscirà meglio da emergenze varie, chi non perderà troppo tempo tra fastidiosi ed elaborati conflitti ideologici e chi saprà gestire al meglio dentro e fuori dal campo gestioni scorbutiche e un mercato pressoché di saldi, considerando i tempi pandemici.

IL RITORNO – Il girone di ritorno di solito è più impegnativo, ma non per questo non dobbiamo aspettarci diversi rendimenti in termini di punteggio. Lo scorso anno dominò l’Atalanta con 43 punti, il Milan, a ruota, con 41 e il Napoli a 38. L’Inter quarta a 36, davanti a Lazio, Juventus e Roma a 35 completarono la classifica, che sommando l’andata stabilì la Juventus campione, con Inter a ridosso e Atalanta e Lazio in Champions. Ogni campionato fa storia a sè, e siamo d’accordo, ma se prendiamo in riferimento questo arrivo per quanto concerne le prime quattro della classifica, soltanto in un caso, ossia quello relativo all’Atalanta, ci rendiamo conto che la seconda parte del campionato può spostare di poco i piazzamenti delle prime, dopo 19 giornate. Lo scorso anno, infatti, Juventus 48, Inter 46 e Lazio 43 avevano chiuso così il girone d’andata quando la Dea ne aveva conquistati soltanto 35. Questo torneo, al contrario, potrebbe rappresentare un inedito. La quota scudetto potrebbe essere più o meno quella (83/85 punti), ma è la quota per entrare nella top 4 che potrebbe alzarsi e chissà se qualcuno non potrebbe accedere al premio più ambito della lotteria, sorpassando pronostici e avversari messi meglio. La situazione è questa. Dai 34 punti di Lazio e Napoli ai 43 del Milan ci sono 9 punti di differenza e ci sono sette squadre in lotta per un tutto o per un niente. Napoli e Juventus ancora con una partita in meno e tutto in gioco.

(Photo by Daniele Badolato – Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

YO-YO DI EMOZIONI – Mezzi e fini: la tendenza sembra simile allo scorso anno. L’impressione è che vincerà chi segnerà di più e oserà di più. La casella della migliore difesa sembra non essere più un fattore, come quella del miglior attacco, sebbene segnare molto comporti vantaggi considerevoli. A occhio, sembra essere un calcio più generico, contraddittorio, poco lineare e molto generoso sia nei difetti che nei pregi, a tratti un po’ rionale. È un campionato non bellissimo, ma interessante, senza dubbio, perché non sai mai quel che può succedere e in cui la fortuna entrerà maggiormente in gioco rispetto agli anni precedenti, lì a decidere i destini. L’esercito del talento si farà rispettare, anche se potrebbe essere messo in discussione dalle strategie alternative, dalla capacità di intuire quando si potrà essere martello o incudine, nonostante le disponibilità e i mezzi di ognuno. Più che la tattica inciderà una continuità all’insegna dell’intensità, sistemi di gioco a parte, e sarà determinante capire che, ogni domenica contro ogni avversario, il rischio di compromettere l’obiettivo potrà essere più presente che mai. Non ci sono più zone franche per garantirsi giornate serene. Ci saranno strisce di vittorie consecutive limitate e non più debordanti. La Juventus è ancora la squadra che ha più talento ed esperienza, ma non sarà facile ripetersi. Si ripartirà in uno yo-yo di emozioni, finché marcia spedita separi un nuovo giudizio, decreti chissà quale dominio. Sette squadre in cerca di tutto o di niente, a confrontarsi in un equilibrio di nervi e di sangue freddo, fino in fondo per l’estrazione finale di una nuova lotteria scudetto, che potrebbe cambiare nome dopo 9 anni di assoluto dominio. 

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