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L’Appunto – Gerd, il 9 che valeva sempre 10

LONDON, ENGLAND - JANUARY 01: A portrait of West Germany striker Gerd Muller pictured circa 1972 in England, United Kingdom. (Photo by Don Morley/Allsport/Getty Images/Hulton Archive)

Di Stefano Impallomeni. Un mito che sapeva emozionare, nonostante avesse un fisico tarchiato e ruvido come il suo carattere. La sua esultanza a braccia tese, memorabile. Che ti sia lieve la terra, grandissimo Gerd.

Stefano Impallomeni

È stato il 9 per eccellenza, un mito che sapeva emozionare, nonostante avesse un fisico tarchiato e ruvido come il suo carattere. Gerd Muller è stato un pezzo di storia vera, lo snodo culturale della sapienza del gol apparentemente facile. Il tedesco è stato quasi tutto, dentro l'area di rigore avversaria.

Era uno sguardo al compagno, un movimento dettato, una giravolta, una stincata. Un destro o un sinistro con spalle alla porta, un colpo di testa dal nulla cosmico, che si trasformava quasi sempre in un gol. Per chi ha una certa età, Muller è stato un pezzo raro di ricchezza, perché ha riempito una narrazione, l'ha resa epica, marcando un'epoca. La Germania Ovest dei primi anni '70, senza di lui, sarebbe stata incompleta, poco vincente, mai veramente concludente. Muller ha saputo essere la congiunzione finale di una formidabile squadra. Bravo da solo e bravo con gli altri. Giocava per sé stesso, sapendo favorire il collettivo come nessuno. Un re specializzato, dalle gambe tozze, con un coraggio da vendere e un tempismo da fuoriclasse che lo hanno reso leggendario. In area di rigore spuntava sempre prima di tutti, sputando sentenze. Gol storici, tanti e decisivi, che erano lame fendenti per i portieri. Gerd Muller, per alcune generazioni, ha rappresentato la stella polare di un ruolo che nel corso degli anni si è imbastardito, o a seconda dei punti di vista, evoluto verso una partecipazione diversa nel gioco offensivo di una squadra. Muller è stato semplicemente il 9 che valeva sempre 10: una belva assetata di gol, di torsioni impareggiabili in pochi metri dove non si vedeva mai bene la palla, che alla fine sapeva tradurre in rete. Dentro l'area di rigore, sempre lì a dominare. Piccolo di statura, quadrato, un torello terribilmente agile, che svettava o volava basso come un rapace, in relazione all'azione di riferimento. La sua esultanza a braccia tese, memorabile. Che ti sia lieve la terra, grandissimo Gerd.