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L’Appunto

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Di Stefano Impallomeni. È nata una nuova Atalanta: meno forte e straripante di quelle passate, ma più forte nella mentalità e nella concentrazione. Più operaia. Quello che serve per tornare protagonisti.

Stefano Impallomeni

L'ultima volta accadde nel 1964, ma dopo appena due partite disputate. Ora, invece, il primato vale un record storico e significativo. Dopo cinque turni giocati: 13 punti, 9 reti fatte e soltanto 2 subite. La Dea è la capolista solitaria e inedita di un campionato che andrà vissuto alla giornata, senza tabelle inutili. La svolta potrebbe essere duratura, ma guai a sentenziare perché di certezze finora davvero poche in ogni dove. Tutto molto livellato e fluido. E allora? Come mai questo ritorno in alto dell'Atalanta?

L'Atalanta gioca per vincere più di prima

La risposta potrebbe essere varia, ma forse di primo acchito, al netto di filosofie da abbracciare o ripudiare, alla base c'è una nuova voglia di sfida da parte di Gasperini, che vuole stupirci ancora. Lui, fautore di un movimento e non ancora vincente. Ad oggi, in attesa di varianti, eccola molto marcata l'inversione di tendenza con una Dea più ragioniera del risultato che rappresentante di un calcio di vanto e fatto di sovrapposizioni e pressioni in avanti come se non ci fosse mai un domani. Ecco la differenza grezza sopra i restanti dettagli che sono sempre determinanti. L'Atalanta gioca per vincere più di prima, rispettando i tempi e gli spazi che si crea e che le si concedono. Chiudendo il resto. La difesa è un fortino più basso e non una vedetta messa al centro del campo. E poi l'altra grande differenza. Si gioca oltre Zapata e Muriel che sembravano (lo sono ancora ovviamente) indispensabili. Non c'è più una dipendenza dai fenomeni e c'è un attaccamento nuovo a una mentalità forte che nasce da una curiosità diversa di poter competere con un altro gioco, meno alto nei ritmi, e con altri interpreti. E con nuove caratteristiche.

E la Dea non ha coppe...

Hojlund, vice Zapata e appena 19 anni, Lookman ed Ederson avviliscono, quando serve, un Monza sconcertante che ancora deve capire cos'è. C'era da scoprire cosa poteva essere la Dea contro le piccole, visto com'era andata lo scorso campionato. Una marea di punti persi. Test superato a pieni voti, con il motore al minimo e con fiammate logiche piazzate nello spazio giusto e al tempo giusto. È nata una nuova squadra: meno forte e straripante di quelle passate, ma più forte nella mentalità e nella concentrazione. Più operaia. Quello che serve per tornare protagonisti. La Dea non ha coppe: non un particolare da trascurare per sognare in grande. Vietato distrarsi e cogliere gli attimi, alla giornata. Come sarà probabilmente questo campionato.