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L’Appunto

ROME, ITALY - OCTOBER 19:  Inter head coach Jose Mourinho (L) talks to Roma head coach Luciano Spallietti during the Serie A match between Roma and Inter at the Stadio Olimpico  on October 19, 2008 in Roma, Italy. (Photo by New Press/Getty Images)

Di Stefano Impallomeni. Spalletti illumina il campionato e comanda con merito. Mourinho, quarto in classifica, è un outsider autorevole e speciale.

Stefano Impallomeni

Luciano Spalletti illumina il campionato e comanda con merito, grazie a una straordinaria prepotenza tecnica e agonistica. Il suo Napoli è pesante e leggero, compatto e resistente, terribilmente efficace e contento di giocare. Un divertimento serio, applicato al successo, è la ricetta della casa. Spalletti in questa avventura assomiglia parecchio al suo primo approdo alla Roma. Stessa feroce determinazione. Altrettanto simile è la capacità di far rendere al meglio le caratteristiche dei suoi, battezzando la stabilità dei leader della squadra che sono i più umili, uniti nel dannarsi l'anima per coltivare il sogno scudetto. L’entusiasmo poi fa il resto. E la somma è una cinquina di vittorie tutte diverse tra loro. Dalla sofferenza con il Venezia in inferiorità numerica per quasi tutta la partita agli squilli di tromba con Udinese e Samp che certificano straordinaria convinzione e piena consapevolezza. E poi, l'esplosivo Osimhen. Il Napoli sa essere quasi tutto e capisce bene chi affronta, al di là delle oggettive potenzialità che sono enormi e profonde. L'asse è perfetto: Osimhen è la coda, Koulibaly la testa.

A proposito di testa, Mourinho, "piano piano", sta lì, da solo, quarto in classifica, a pochi metri dalla vetta. Un outsider autorevole e speciale. La Roma scala posizioni con partecipazione. In questo momento ci sono più i risultati che le prestazioni. Abraham su assist caparbio di Calafiori regola la pratica Udinese, che nella ripresa prende troppe iniziative sfiorando il pareggio. È una Roma non continua, che sa specchiarsi, meglio rispetto alla passata stagione, nei pregi e nei limiti. È una squadra che lotta e gioca quasi esclusivamente per il risultato. E questo aiuta parecchio, perché si costruisce mentalità. Si avvicina il derby in cui, come si dice, può succedere di tutto. Sarri è al bivio psicologico della stagione. Cerca la pietra filosofale, ma non la trova. La sensazione è che i giocatori fatichino a realizzare quello che gli si chiede. La Lazio delle prime due giornate aveva lasciato qualche traccia di sarrismo. Adesso, invece, il passo indietro appare doppio. Non si crea, non si difende e si vede pochino, nonostante l'organico sia di tutto rispetto. A Torino ha giocato una partita passiva e paurosa. Derby caldo: chi sbaglierà di meno non sarà perduto.