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L’Appunto

LIVERPOOL, ENGLAND - SEPTEMBER 15: Andrew Robertson of Liverpool is challenged by Alexis Saelemaekers of AC Milan during the UEFA Champions League group B match between Liverpool FC and AC Milan at Anfield on September 15, 2021 in Liverpool, England. (Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

Di Stefano Impallomeni. In attesa di altre prove, c'è un sensibile miglioramento del nostro calcio in Champions, al di là dei risultati. C'è ancora da lavorare, ma la strada è quella giusta: ritmo e mentalità.

Stefano Impallomeni

In attesa di altre prove, c'è un sensibile miglioramento del nostro calcio in Champions, al di là dei risultati. Milan e Inter perdono, ma con il Liverpool e il Real Madrid giocano due partite intense, in cui si avverte lo sforzo di ridurre il gap sul piano del ritmo. In Champions è sicuramente diverso rispetto al nostro campionato. Concentrazione e attenzione a parte, la fisicità, la velocità nella trasmissione della palla e la precisione, per citare soltanto alcuni aspetti, sovrastano ogni tipo di strategia e tattica. In ogni momento e nell'arco di quarti d'ora può succedere che cambi tutto, perché oramai non esiste più un sistema di gioco iniziale e finale di una partita, ma fasi di posizionamento diverse in relazione al suo svolgimento. Una sorta di metamorfosi costante, frenetica e nevrotica, che può, allo stesso tempo, esaltare o deprimere. La tensione della partita, veramente, non finisce mai.

È un altro calcio, più veloce e più potente, straordinariamente invasivo. Sia in difesa che in attacco occorre una dinamicità eccezionale e non soltanto obbligatoria, diremmo di giornata, con cui ormai ci fai quasi niente. Ci sono poche pause, si deve pensare svelti e più si alza il ritmo, più c'è il rischio di riempire o svuotare il proprio obiettivo di affermazione. Non sai se vinci o perdi, ma l'importante è avere ritmo. Il calcio si aggiorna continuamente, spesso troppo velocemente, ma il confronto con questo tipo di realtà aiuta ad allinearsi, a tenere testa in sfide impegnative. C'è ancora da lavorare, ma la strada è quella giusta. L'Atalanta è la nostra squadra che sa interpretare meglio questo tipo di calcio in Europa. Ha ritmo e mentalità. Quel ritmo e mentalità intravisti, a tratti, in Inter e Milan. Siamo ancora indietro, ma stiamo migliorando. E stiamo capendo soprattutto cosa serve per tornare ad essere competitivi. La stecca presa dal trio dei sogni Messi, Mbappè e Neymar con il Bruges insegna. Anche gli Dei, senza più ritmo, tornano sulla terra.