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L’Appunto

TURIN, ITALY - MAY 25:  Juventus FC coach Massimiliano Allegri speaks to the media during a press conference at JTC on May 25, 2019 in Turin, Italy.  (Photo by Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

Di Stefano Impallomeni. A questa Juventus, non più adeguata per certi livelli e senza molta aderenza verso un equilibrio generale, mancano le basi di una vecchia mentalità, che riemerge in alcuni casi, ma fluttua intermittente e vaporosa.

Stefano Impallomeni

La realtà è un'altra storia e tocca viverla senza più sognare chissà che cosa. Il Sassuolo passa all'Allianz, riaprendo la ferita dei disagi. La consegna ai sogni di scudetto non può essere definitiva, ma il dato è inclemente e bisognerà farci il callo, come nella passata stagione. La vetta è lontana 13 punti e la lotta per il quarto posto resta forse l'unico vero obiettivo stagionale, salvo colpi di scena in Europa e nelle coppe italiane. C'è poco da fare in un senso e molto da fare in un altro, se si vorrà confermare il risultato dello scorso anno.

Siamo soltanto alla decima, ma il responso del campo somiglia abbastanza a una sentenza. L'ultimo quarto d'ora, dopo aver raggiunto il pari con Mckennie, spiega inesorabilmente la confusione che è figlia di alcune situazioni non del tutto rivelate. È un bel rebus di livello da risolvere. A questa Juventus, non più adeguata per certi livelli e senza molta aderenza verso un equilibrio generale, mancano le basi di una vecchia mentalità, che riemerge in alcuni casi, ma fluttua intermittente e vaporosa, senza lasciare tracce di una continuità seria. La cosa sorprendente è l'impegno da parte di tutti per uscire fuori dalla palude dell'anonimato e dalla massa di una classifica che non si sgrana verso l'alto. C'è uno sforzo collettivo incredibile che si nota, esiste, ma non somma alcunché. È il momento di una frustrazione mai vissuta, che non si vuole accettare. La Juventus si impegna, ma non esce da una normalità che sarà presumibilmente la realtà da vivere, da oggi fino alla fine. E da qui bisognerebbe ripartire, giocando il campionato per prepararsi ad altro e per capire chi salvare a gennaio, quando serviranno almeno tre acquisti top, con un bomber da prendere subito per colmare il vuoto lasciato da CR7.

Allegri parla di nevrosi e mancanza di ordine nell'ultimo periodo del match, perché se alcune partite non si possono vincere, non si possono neanche perdere al minuto 95. E ha ragione, anche se si dovrebbe ragionare a fondo del perché si è arrivati fino a questo punto di disorientamento. In questo altalenante perdere, vincere a fatica e non leggere gli avversari, tra errori gratuiti e concessi, c'è la brevità di una forza mal distribuita e mai veramente dimostrata. La Juventus non è da scudetto, ma neanche da settimo posto. E vive di umori, alti e bassi, tra contraddizioni tecniche che partono da lontano. È una crisi esistenziale più che tecnica. E iniziata certamente non da oggi. Non si riesce a fuggire da una mediocrità di risultati che non si vuole accettare e, peggio, che non si sa gestire. Quel quarto d'ora finale contro il Sassuolo è il manifesto dei disagi, perché non capire contro chi si gioca, dove si è, è questione soltanto di testa, di ansie, di pressioni e di aspettative che non fanno parte più di questa Juventus. Quando si sarà più leggeri, pensando soltanto al quarto posto, senza vedere cosa faranno gli altri lassù, probabilmente sarà un'altra storia, mercato permettendo. Una storia diversa, che però servirà per non perdere di vista la realtà. Ripartire dal basso verso l'alto per competere sarà la vera sfida da vincere.