Il Posticipo
I migliori video scelti dal nostro canale

il post

L’Appunto

(Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Di Stefano Impallomeni. La Juventus e Cristiano avvolti dallo stesso rebus: alla ricerca della gloria perduta in cui nessuno vince spesso come una volta

Stefano Impallomeni

Lo strappo tra CR7 e la Juventus è l'ultimo strillo di un mercato che ha già detto abbastanza, in attesa degli ultimi ritocchi e corredi di rose non del tutto sfavillanti. A Torino storia chiusa, non benissimo, con il portoghese deciso ad andarsene e il club bianconero intenzionato a monetizzare la perdita. C'è da chiedersi perché la fine di questa storia sia arrivata all'ultimo momento e non prima. Ma davvero non si potevano trovare tempi e modi diversi per dirsi addio? Perché così tardi? I dettagli della vicenda, allo stato attuale, non li conosce nessuno. Si sa abbastanza, ma non tutto. Si sapeva che Allegri avrebbe virato su un discorso differente, incentrato sulla varietà di scelte, con il cinque volte Pallone d'Oro "declassato" ad asso nella manica. CR7, dunque, non più centro indiscusso del progetto, ma arma in più, magari risolutiva, come nell'ultima partita di Udine in campionato. Niente da fare e tentativo fallito, perché CR7 non si piega e non si spezza all'idea di essere alternativa di nessuno, né tantomeno di ammuffire in panchina.

Come in tutti i divorzi, non c'è mai una ragione da una parte e un torto dall'altra. Esiste, piuttosto, un bilancio. In genere e in generale. L'arrivo di CR7 alla Juventus avrebbe dovuto portare una Champions, che sta lì in attesa di essere alzata dopo decenni di inseguimenti. Di contro: buoni ricavi economici iniziali dell'operazione contratti dalla pandemia, tanti gol, seratone di gala (Atletico Madrid) e qualche acquisto non direttamente proporzionale all'età e al talento del portoghese che è ai titoli di coda, ma non del tutto bollito. La sensazione è che qualcuno o qualcosa sia andato di traverso. CR7 ha un'età avanzata, un costo eccessivo e una gestione non facile. La Juventus è alla ricerca di una identità di squadra e di punti di forza riconoscibili, senza più veri fuoriclasse. Entrambe le parti avvolte dallo stesso rebus: alla ricerca della gloria perduta in cui nessuno vince spesso come una volta. Così simili e, ora, così distanti.