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L’Appunto

(Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Di Stefano Impallomeni. Lassù in classifica, tutto molto simile, a dispetto di distacchi e di fughe accertate. Chi è avanti è stato più bravo della concorrenza nel capire questo nuovo periodo di assenza di dominio.

Stefano Impallomeni

Pari e patta. Tra avere, potere e volere, lassù in classifica, tutto molto simile, a dispetto di distacchi e di fughe accertate. Dopo gli scontri diretti, oltre le pieghe di episodi e dettagli, la nostra impressione è che nessuno appaia più forte degli altri, ma sia effettivamente più bravo della concorrenza nel capire questo nuovo periodo di assenza di dominio. Qui si spiega la strana coppia, il Milan e il Napoli, che insieme guidano non a caso questo campionato, ancora non espresso del tutto. La narrazione diffusa ci riporta spesso al giochino delle rose, più o meno profonde, più o meno ricche di qualità e di quantità, che faranno la vera differenza.

Il che è assolutamente condivisibile. Avere tanti giocatori bravi aiuta a essere più forti, ma dal post lockdown fino a oggi la lezione di guida arriva specialmente da Pioli, dal suo lavoro profondo, capace di trasformare un gruppo in una squadra d'assalto, sapendosi così smarcare da una discontinuità fastidiosa. All'inizio accontentandosi, facendo crescere i suoi, senza un lamento, per poi nel tempo essere ripagato da un mercato importante nell'ultima estate. Ora, quel tempo del governo Pioli lo scandisce ai suoi colleghi grazie a una grande mentalità, che fa pari e patta con un organico che è profondo, ma non il migliore. Oltre Ibra, oltre mezza squadra fuori uso, come è successo a Bologna. Quel tempo dettato oltre gli scontri diretti tutti così somiglianti, in cui la settima tiene testa alla terza e tra la prima o la quarta non noti grandi differenze di prestazioni. Lieve è la forza, nonostante il comando: basta saperlo.

E tra questo avere, potere e volere generalizzato, Pioli dimostra di muoversi nella palude della sfida collettiva per lo scudetto con estrema cautela e umiltà. L'allenatore del Milan è ispirato da tempo, come se avesse capito fin da subito come poter tornare competitivo, senza appellarsi a fenomeni di calciatori che ti possono certificare un trionfo. Non ha vinto, ma è stato in testa per molte giornate ed è un dato che va sottolineato. Pioli fa quello che vuole e sa quello che può fare, perfettamente consapevole di conoscere quello che ha a disposizione e in più con il merito di aver ottenuto dal club quello che voleva e che non aveva, dopo aver dimostrato di saperci fare. La testa della classifica la bazzica da tempo e per primo ne ha capito le differenze, sia di organico che di mentalità, la vera stella polare di questo rilancio. Il segreto è semplice e comune. Crederci sempre, fuori dagli alibi trasformatisi nel tempo in richieste. Ogni calciatore della rosa cresce velocemente con l'appoggio di Maldini e di Massara, gioca spesso bene e diventa grande oltre il totem Ibra, indispensabile ieri e più utile oggi. In testa, nel cambiamento dei tempi, i soliti schemi. Società forti e unite, squadre forti e resistenti.

E uomini forti, destini forti, come dice Spalletti, che da buon "contadino" sa cosa vuole il campo, ossia un buon lavoratore, un buon seme e un buon tempo. Spalletti sa bene quanto conti fiutare bene il terreno prima di seminarlo: meglio un raccolto oggi che un sogno domani, aveva sostenuto in una vigilia di partita di Europa League, perché in certi casi non sai mai dove vai a parare in una stagione così densa di impegni e di trappole. Per questo motivo il punto di Roma è d'oro, benché il Diavolo bussi alla porta. La riunione di condominio è appena iniziata: non è ancora piena e affollata, ma meglio farsi trovare preparati. Non sia mai che arrivi qualcun altro.