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L’Appunto

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Di Stefano Impallomeni. In Italia non c'è più una dittatura, ma una interessante nobile democrazia. Lassù c'è spazio per tutti. E chi sul mercato sceglie un presunto e saggio attendismo è destinato a perdere occasioni e opportunità rilevanti...

Stefano Impallomeni

Prendere il Toro per le corna e cercare un rilancio immediato, mettendo sul piatto i soldi (quasi 50 milioni, bonus compresi) che voleva Cairo. Subito, senza esitazioni, alla vecchia maniera. Da Juventus. I bianconeri rispondono presente e aprono ufficialmente la campagna di rafforzamento che andrà oltre Pogba e Di Maria. Obiettivo: tornare a vincere e guanto di sfida mostrato alla concorrenza con l'autorevolezza che sembrava svanita. Colpo gobbo e rapido, tremendamente utile alla causa per sistemare la difesa. Allegri sostituisce De Ligt, "rapendo" Bremer all'Inter, che cosi subisce il secondo KO nel giro di pochi giorni dopo l'operazione Dybala, compiuta dalla Roma con perfetto tempismo.

Le occasioni perse

Non ci saranno ingenti somme di danaro, ma l'effetto tempo sta avendo un suo appeal in questo mercato estivo, perché la sensazione è chi sceglie un presunto e saggio attendismo sia destinato a perdere occasioni e opportunità rilevanti, nonostante le narrazioni di vario genere che si vogliono interpretare,  a torto o a ragione. E il fatto, o meglio i fatti, è che l'Inter, ancora tra le favorite per il titolo nella prossima stagione, subisce un'altra sconfitta senza essere veramente scesa in campo, per una questione di uscite legata ad alcuni calciatori da piazzare altrove che le hanno impedito di centrare gli obiettivi prefissati. Due scontri diretti persi in modo netto, messi da parte, appunto, i vari punti di vista. Questo è il saldo negativo delle aspirazioni nerazzurre delle ultime settimane, dopo il roboante ritorno di Lukaku che resta una luce indispensabile per mantenere il cammino stabile del vertice tra sostenibilità e competitività.

Milan in controtendenza

Il campo, come al solito, sarà il testimone decisivo che ci dirà tutto, ma qualcosa sta cambiando nel labile valore che distanzia le squadre che cercheranno di scalzare il Milan. Con i rossoneri in controtendenza, forse unici a non farsi condizionare dai movimenti avversari, sempre più decisi nel seguire una politica opposta, ossia quella che punta su calciatori da valorizzare, a dispetto delle rispettive carriere o curriculum non così pieni di storia vissuta e vincente.

Niente più dittatura e certezza di aprire un ciclo

Il segno dei tempi è marcato. Ed è un altro. Non c'è più una squadra che ha la certezza di aprire un ciclo a senso unico, di imporre un monologo noioso ed esclusivo. Il rischio di impresa, fiutare quali vuoti da riempire, creare una suggestione (compreso il fattore ambientale) oltre il reale valore di una rosa potrebbero essere determinanti per un successo che, in ogni caso, non sarà mai definitivo, ma da confermare negli anni con costanza e sacrificio. Si apre uno scenario nuovo nelle non clamorose differenze di questo momento storico. In Italia non c'è più una dittatura, ma una confusa e anche interessante nobile democrazia. Come d'altronde l'anno passato, lassù, c'è spazio per tutti, specialmente in questa stagione anomala con un mondiale in mezzo a spaccare andature e strategie. Chi sarà più bravo a capirlo e a viverlo, potrà dire la sua fino in fondo. Chi avrà un senso spiccato di sfida, chi avrà un'idea in più, utile sul campo e fuori, creando un gruppo che ci creda veramente azzererà eventuali ritardi e valutazioni sbagliate o convaliderà quelle indovinate.

Con la pausa mondiale, gennaio è decisivo

Anche se sarà un percorso diviso a metà in ogni senso. Con il vero mercato, questa volta più decisivo che mai, che sarà quello di gennaio, vista la super sosta dovuta al mondiale. Come in Formula Uno, sarà lì il pit stop da non sbagliare e da eseguire nel migliore dei modi per portare a termine il Gran Premio d'Italia. Motori sempre accesi, quindi, dappertutto, soprattutto durante la sosta. Perché le strategie dei club, le scelte sul mercato, le pianificazioni economiche, lo staff, gli analisti, quasi tutti gli uomini di campo e non, conteranno quanto un allenatore. E chi gestirà meglio, sbaglierà di meno, conquisterà bonus essenziali per sognare in grande.