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L’Appunto

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Di Stefano Impallomeni. Messi si appresta a preparare il suo ultimo assalto. Può farcela. Così nuovo e inedito nel carattere, nella corsa, nella partecipazione, nella leadership e nella concentrazione. In una parola, maradoniano.

Stefano Impallomeni

Messi benissimo, super benissimo, e a un passo dal tetto del mondo, Francia o Marocco permettendo. L'Argentina va in finale e non tradisce le attese, capace di capire dove si trovava e cosa si giocava.

Trionfo indiscutibile

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Albiceleste tonica ed essenziale, ma soprattutto famelica nello spolpare gli errori difensivi di una Croazia tanto bellina quanto ingenua quando il tutto lasciava presagire un'altra storia. Poi la discesa argentina per il trionfo pulito e indiscutibile. Il calcio a questi livelli è pieno di regole non scritte; ineludibili, emotive e psicologiche davvero rilevanti. Uno stop sbagliato, una lettura superficiale di un'azione ti fa perdere orientamento e fiducia. E ti fa saltare la pressione, andando fuori di testa, dalla scena. Una semifinale di un mondiale non si gioca troppo bene, ma si vince e si vive così, facendo la differenza sfruttando più gli errori altrui che le qualità proprie uscite pian piano alla distanza negli spazi lasciati da Modric e compagni. E l'Argentina con Messi e Julian Alvarez tutto questo l'ha saputo fare in maniera esemplare. Attendere e colpire, segnare e vincere senza fronzoli per cercare di agguantare la Coppa. La storia, insomma, continua. E va avanti fino in fondo quella di Leo Messi e del suo estenuante inseguimento, a tratti commovente, molto grintoso nel cercare in ogni modo di prendersi l'anello mancante, quel mondiale, che potrebbe riempirgli il cuore e saziargli definitivamente la gloria.

FATTORE M

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Questo Messi, l’avevamo scritto, può farcela. Così nuovo e inedito nel carattere, nella corsa, nella partecipazione, nella leadership e nella concentrazione, tecnica a parte di cui sarebbe abbastanza superfluo parlarne. Messi, ora, si appresta a preparare il suo ultimo assalto. Alla Maradona, con sguardo di sfida al mondo e con le giocate come in occasione del terzo gol di Julian Alvarez. Assist maradoniano, imperioso, fisicamente significativo, che ha saputo trasmettere un talento pieno d'amore e di passione. Quel talento che ha sempre avuto da bambino. Il Fattore M è più che mai presente in Qatar. Messi è in una trance agonistica unica, più convinto che mai di essere davvero il numero uno e di vincere già prima di scendere in campo. All'ultimo tentativo disponibile di una carriera strepitosa, nella sua piena maturità e consapevolezza, ecco lo spiraglio per la consacrazione che meriterebbe. Senza dubbio alcuno. Perché non vincere un mondiale sarebbe davvero un bel colmo o una vera maledizione. Scaloni non lo risparmia mai, neanche sul 3-0 e fa bene così. Mai interrompere la magia e i flussi positivi del Re.