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L’Appunto

L’Appunto - immagine 1
di Stefano Impallomeni. Notte da raccontare. Il Portogallo scopre un nuovo fenomeno e una nuova gestione. Spagna ridimensionata. Marocco ancora imbattuto e da rispettare.

Stefano Impallomeni

Notte fra incubi e destini

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Che notte, che incubi, che destini: storie che soltanto un mondiale sa raccontare. Perché dipende dai punti di vista se si analizza un trionfo, una prestazione da urlo o un'uscita di scena clamorosa. E allora cominciamo da quella più rumorosa, per certi versi più mediatica, con il Ct Santos che lascia in panchina Cristiano Ronaldo (sempre più isolato da una realtà che non riesce ad accettare) e manda avanti brillantemente il Portogallo ai quarti contro il sorprendente Marocco. È la sintesi di una partita che non ti aspetti. Cr7 rimane fuori (poi entra alla fine dei giochi) e il Portogallo più bello che mai dilaga volando tra certezze imprevedibili. Svizzera piegata nettamente ed eccola, che spunta dal cilindro, una squadra capace di giocare la sua migliore partita fin qui al mondiale. Non è affatto un caso, almeno questo, perché l'esclusione del fenomeno di tante partite e di tanti gol fa notizia quanto le prodezze di Gonçalo Ramos, classe 2001, che lo sostituisce alla Cristiano Ronaldo. È la storia di questa notte magica in cui il Fado si trasforma in vibrazioni elettriche, poco compassate e un senso di squadra top in cui Ramos è l'eroe indiscusso.

 

La sentenza delle sentenze

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L'attaccante del Benfica è la sentenza delle sentenze. Tripletta e sorrisi: partita da sogno, con 4 presenze e già 4 reti con la maglia della nazionale. È l'effetto che rende giustizia alle scelte del tecnico, autentico mattatore di questa incredibile giornata. È un Portogallo dinamico, tecnico e in grado di esprimersi completamente anche senza il suo (ex) Re. Perché c'è ricchezza e maturità nella rosa portoghese con Pepe capitano autore di una prova positiva. Perché ci sono Bernardo Silva e Joao Felix e tutti gli altri compreso Leao (gol strepitoso) e il grande escluso, Cr7, oramai costretto a osservare, a partecipare, più che a pensare alla sua gloria. Santos non vede, non sente fino a un certo punto e sceglie bene in fondo più per un senso comune che per vera convinzione, concedendo la passerella e la fascia di capitano a Cr7. Scelta che capovolge una narrazione. È la fine di un fenomeno e l'inizio di una nuova gestione. Oltre Cr7, oltre Gonçalo Ramos, resta la lezione di Santos: esiste soprattutto un collettivo da tenere d'occhio e da temere per gli avversari. Gli anni passano per tutti e anche per Cr7, che trasmette tristezza nel non voler metabolizzare di essere uno dei tanti e non più il primo dei grandi. Non proprio il massimo per invecchiare bene.

 

Spagna eliminata e ridimensionata, Marocco da rispettare

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Da un incubo a un altro con la Spagna che fa cilecca, moscia e noiosa, eliminata e ridimensionata. Perché puoi fare o immaginare il più bel calcio del mondo, ma se non segni un gol più degli avversari non vai da nessuna parte. E probabilmente te ne torni a casa, senza chissà quali recriminazioni. La Spagna esce a testa bassa dal mondiale e il Marocco compie l'impresa calciando meglio i rigori ed entrando non soltanto nella sua storia. Impresa meritata e sostenuta allo stadio da 30.000 tifosi impazziti di gioia che fanno la differenza emotiva in una sfida che andava giocata fino alla fine con concentrazione e speranza. La squadra di Luis Enrique, alla resa dei conti, risulta essere molto deludente e un vuoto di belle intenzioni che avevano illuso un po' tutti. Dall'incontro con la Costarica fino a oggi è stato un costante peggioramento. Gioco poco produttivo, 120 minuti di tiki taka velleitario e un palo colpito tra l'assenza visibile di un bomber vero senza il quale è difficile sviluppare nel modo migliore un'idea e un'identità da difendere. Bilancio povero e inaspettato. Troppo poco, insomma, per proseguire. Lo avevamo sospettato dopo la partita scarica e persa con il Giappone lasciandoci un dubbio sul possibile campanello d'allarme piuttosto che su meri calcoli di opportunità per evitare il Brasile o l'Argentina nell'altro lato del tabellone. La verità spunta fuori puntuale nel mezzo di limiti anche di personalità e presupposizioni varie. Gavi e Pedri diventeranno grandi e forti, ma andiamoci piano a metterli in confronto con Xavi e Iniesta. La Spagna è ancora altalenante in quasi tutto. Il Marocco, invece, fa quel che deve fare, ossia giocare con entusiasmo e ottimismo, in modo compatto, senza pressioni e accompagnata dalla classe, dalla tecnica, di alcuni elementi del calibro di Ziyech. Il cucchiaino di Hakimi sull'ultimo e decisivo rigore è l'emblema di una serenità importante. Il Marocco come Olanda, Inghilterra e Croazia è ancora imbattuto. Ed è un dato da rispettare e non trascurare.