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L’Appunto

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Di Stefano Impallomeni. Il Brasile non è soltanto solido, ma estremamente efficace se gioca seminando tecnica in velocità, divertendosi. È tornato se stesso, alle origini, e se gioca così è ancora più forte.

Stefano Impallomeni

È Ginga e Samba messe insieme questa volta, senza calcoli e a trazione anteriore, seppur con un occhio agli equilibri. Il Brasile si fa bello e lancia nella fase calda del mondiale la sua autorevole candidatura per la vittoria finale. Il CT Tite non ritrova soltanto Neymar, che resta la guida indiscussa, ma scopre soprattutto una squadra che ha una voglia matta di segnare e dominare. La Corea del Sud sparisce già nel primo tempo, stordita da giocate sincopate e sopraffine. Il miglior modo di star vicino in questo momento a Pelé e ricordarlo sul campo (striscione dedicato dalla squadra a fine partita) grazie a un DNA che sembrava essersi perso negli anni.

Brasile solido e divertente

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Il Brasile non è soltanto solido, ma estremamente efficace se gioca seminando tecnica in velocità, divertendosi. È tornato se stesso, alle origini, e se gioca così è ancora più forte. Le statistiche dopo la fase a gironi raccontavano di una Seleçao che faticava a trovare la rete sbagliando troppo dopo aver creato tante occasioni. Sette occasioni per fare un gol, la media sovvertita in appena 45 minuti di gioco. Poker, quarti ipotecati e poi conquistati in scioltezza nella seconda parte di gara. L'evoluzione può essere significativa. Nel momento decisivo, il Brasile aumenta i giri del motore e delle sue enormi potenzialità. Velocità di esecuzione, pochi errori e continuità di proposte, tutte diverse nella verticalizzazione e nell'ampiezza. La palla arriva da tutte le parti ed è gestita con cura, fatta viaggiare bene senza grandi intoppi. La forza di questo Brasile è la cooperazione, oltre la tecnica, e la capacità di essere duttile, di saper interpretare correttamente le partite. Si sa giocare in molti modi e si sa difendere e attaccare con giudizio. Ma resta quella voglia matta di dominio, prettamente brasiliana, che può fare la differenza.

Avanti, nel segno di Pelè

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In molti ritengono che sia sinonimo di presunzione, ma la sensazione è che il Brasile possa essere incontenibile in questa versione Ginga, appunto, nel segno di Pelé, ossia questa libertà di espressione. Ognuno al suo posto e rendimento al massimo, perché felice di esplodere il proprio talento. Richarlison, Paquetà, Raphinha, Vinicius e tutti gli altri sembrano uniti nello sposare questo nuovo corso. Neymar approva e anche Tite sembra essersi convinto. Avanti, nel segno di Pelé. Segnare, divertirsi, prendersi il campo per andare all'attacco e poi si vede. Contro la Croazia, passata ai rigori (serie horror da parte dei giapponesi, davvero deludenti dagli 11 metri), vedremo a quale versione assisteremo. Sarà un Brasile super sudamericano o più europeo?