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L’Appunto

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Di Stefano Impallomeni. Alla Germania è mancato un centravanti di ruolo e la capacità di prevedere i pericoli. Complimenti al Giappone, vediamo se sarà vera gloria. Luis Enrique avrà fatto i suoi calcoli o la sconfitta è un campanello d'allarme?

Stefano Impallomeni

Come quattro anni fa. Dalla Russia al Qatar, lo stesso misero risultato. La Germania torna a casa eliminata nella fase a giorni. Senza lode e con parecchi problemi. Fuori dalla scena tra poche luci e prospettive di crescita ridotte. Il flop sintetizza il disagio generazionale che non è nel talento dei vari Musiala, Gnabry, Havertz e Sanè ma nella ricerca vera di un centravanti di ruolo che sia capace di concretizzare un gioco non all'altezza della sua storia. Manca un punto di riferimento lì davanti e si vede. Non ci sono più i Muller, i Rummenigge, i Voeller, i Klose di una volta. Kimmich è forse l'unico a salvarsi rappresentando un valore assoluto.

Germania, attese tradite

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I tedeschi hanno tradito le attese. Non erano tra i favoriti, ma almeno un passetto in avanti avrebbero potuto farlo. È mancato quell'innato mix di concentrazione e carattere che li hanno resi sempre difficilmente superabili. Qualità svanite nel nulla, in una squadra incapace di prevedere soprattutto i pericoli. Ed è lì che è caduta, nel fatal Giappone, alla prima partita d'apertura. Eliminazione giusta e avanti i sorprendenti "Samurai" che liquidano una Spagna ubriaca fin troppo di tiki taka e poco incisiva al tiro.

Samurai e catenaccio d'oriente

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Non che il Giappone abbia fatto vedere granché, ma la tattica più antica al mondo, un vero catenaccio d'oriente, ha consentito l'impresa e messo a nudo i limiti della Roja meccanica, che contro un muro umano non ha saputo fare molto, anzi quasi niente. Luis Enrique prende nota su come far esprimere meglio la propria squadra sulla rinuncia al gioco da parte degli avversari e tira un sospiro di sollievo. Senza la reazione nervosa e d'orgoglio tedesca (da 1-2 a 4-2 negli ultimi venti minuti di partita) il gol del Costarica gli sarebbe costato il mondiale. Complimenti al Giappone per il risultato e vedremo se sarà vera gloria. Gli asiatici sono atleticamente brillanti, veloci con buona tecnica di base. In rosa ci sono leggerezza, zero pressioni, entusiasmo, conoscenze giuste e giocatori smaliziati che giocano in Europa tra i maggiori campionati.

Luis Enrique, calcoli o campanello d'allarme?

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Per quanto riguarda la Spagna non tutti gli accoppiamenti vengono per nuocere. Da secondi, gli spagnoli affronteranno il Marocco rivelazione. E in caso di successo potrebbero trovare Portogallo, Francia o Inghilterra prima di una ipotetica finale. In un colpo solo, dunque, salto della quaglia e via da impegni ben più gravosi. Evitati i probabili quarti con il Brasile dall'altra parte del tabellone e poi, chissà, mettiamoci anche l'Argentina di Messi. Luis Enrique avrà fatto i suoi calcoli o la sconfitta con il Giappone è un campanello d'allarme?