Il Posticipo
I migliori video scelti dal nostro canale

il post

L’Appunto

L’Appunto - immagine 1

Di Stefano Impallomeni. La riforma della Champions impone al calcio italiano riflessioni importanti. La Serie A attuale è inconciliabile con la necessità di fare bene in Europa. Come cambiare? Le idee non mancano: meno squadre, Final Four...

Stefano Impallomeni

Della riforma della nuova Champions League, il cui format avrà luce nella stagione 2024-25, oltre all'allargamento da 32 a 36 squadre partecipanti, al girone unico e alle 8 partite garantite, anziché delle 6 previste attualmente, ci soffermiamo soprattutto sul criterio di qualificazione riguardante i quattro club in più, che rappresenta il vero motivo e punto essenziale del cambiamento. E quindi che succederà? Chi saranno i fortunati o i virtuosi ritardatari che agganceranno il treno della prestigiosa competizione europea? Come ci arriveranno?

Lasciamo stare due dei quattro posti da assegnare, con uno che andrà alla terza classificata della quinta Federazione per ranking quinquennale e l'altro ai campioni nazionali tramite il "Champions Path", il percorso dei Campioni, e concentriamoci sugli altri. Ebbene, qui il vero cambiamento del cambiamento, perché si andrà non più nella nuova Champions in base al miglior ranking storico di una squadra, come da ipotesi precedente e sbandierata ai quattro venti, ma in base ai migliori risultati ottenuti dalle squadre nelle coppe nella stagione precedente. Per intenderci, non più per ranking storico, ma per ranking annuale. Esempio: se applicata a questa stagione, nell'edizione 2022-23 la Premier League e l'Olanda avrebbero guadagnato un posto.

UEFA ed ECA, la European Club Association, salutano la nuova riforma come un successo. Specialmente l'ECA, che rappresenta 240 squadre di calcio europee, ritiene che il format e le decisioni della UEFA perseguano una serie di importanti obiettivi, ossia conferma di un formato nuovo e innovativo con crescita da 96 a 108 squadre partecipanti, fatto salvo un buon equilibrio di squadre provenienti da tutti i paesi. All'insegna del motto " più opportunità per tutti i club", grandi e piccoli che siano, e focus sul merito sportivo. Sarà davvero così? Vedremo, ma restano alcune perplessità. Quei 2 posti da assegnare per il ranking UEFA annuale rischiano di marcare ancora di più la differenza tra la Premier League e le altre Leghe europee.

Con altre serie riflessioni interne da fare che ci riguardano da vicino. Questa nuova riforma a larga scala ci obbliga a ripensare il nostro calcio. La Serie A così com'è a 20 squadre non ha alcuna logica e utilità, perché sempre più inconciliabile con un'alta competitività che in Europa ci spinge a fare meglio. Ridurre il numero di squadre e di partite sembra la via ineludibile da percorrere. Meno partite per più partecipazioni continue in Europa dovranno rendersi necessarie. Magari inventandosi altre formule, tipo una Final Four accattivante, salvaguardando e rispettando il percorso in campionato di chi fa meglio, per lo scudetto. In Germania ci stanno già pensando, anche per rendere il campionato più incerto dopo un decennio di dominio assoluto del Bayern.

Un'ipotesi discutibile, forse impraticabile, ma che potrebbe smuovere maggiormente l'interesse di TV (pacchetti ad hoc) e appassionati. O con altre innovazioni simili, differenti, migliori, ma bisogna muoversi e avere il coraggio delle idee. Il calcio è cambiato e va oltre le tradizioni. Può non piacere, ma è sempre più show business e meno sport. Come col VAR e altre innovazioni, nel bene e nel male, ci si abitua a tutto. Chi non cambia e non si inventa qualcosa è perduto. E nessuno può permettersi il lusso di tornare indietro se vuole esistere e vivere un'altra vita. Gravina e i club, tutti, che si sbrighino a capire dove e come potremmo essere protagonisti. Ed economicamente e tecnicamente sostenibili. Oltre la crisi e oltre i personalismi.