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L’Appunto

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Di Stefano Impallomeni. L'Italia si sveglia dal torpore in una Nations League ancora da onorare, ma resta il dubbio che questa nazionale riesca a dare il meglio di sé quando non deve sostenere notevoli pressioni e certificare obblighi da favorita...

Stefano Impallomeni

Un lancio di Bonucci e un super gol di Raspadori danno ossigeno a una nazionale piegata da infortuni e scelte quasi obbligate. A San Siro l'Italia fin da subito si capisce che c'è. Nei primi minuti, eccola, la voglia giusta, quella che ti poteva far svoltare in un mondiale ora da guardare mestamente davanti alla tv.

Un ritorno alla mentalità del passato

La serata regala buone indicazioni e ci restituisce la dignità perduta. Siamo fuori dal mondiale, ma a vederla bene non siamo neanche così da buttare via senza che ci sia un domani. Mancini ci riprova, mettendo su una squadra che vuole fare risultato e dimostra equilibrio tra resti esperti e innesti interessanti. Si notano maggiore attenzione, applicazione e senso di rivalsa, con qualche segnale di ripresa. Non ci si risparmia e si va incontro alla vittoria che arriva senza grandi affanni. Contro l'Inghilterra di Kane e Foden si regge per tutta la partita con giocate in avanti, tackles decisi e pressione. Si ficca il naso più spesso dentro l'area di rigore avversaria e si rischia senza paura di sbagliare. È un piccolo ritorno alla mentalità del passato. È, insomma, una nazionale ancora incompiuta, che però cerca disperatamente di superare un trauma e si vede anche nei tentativi del CT: oltre il cambio di modulo, oltre la difesa a 3, oltre i problemi che restano ancora da risolvere fino in fondo. Quel che conta è che si  ritorna a vincere senza grandi assilli in mezzo al vuoto d'interesse creato dal flop mondiale.

Una squadra che non regge le pressioni?

L'Italia si sveglia dal torpore in una Nations League ancora da onorare, perché se lunedì vinciamo a Budapest contro l'Ungheria c'è l'accesso alle Final Four. Una magra consolazione, si dirà, ma meglio di niente di questi tempi. Si va avanti, anche se nello sfondo resta il grande rimpianto e un dubbio. Quale? La sensazione è che questa nazionale riesca a dare il meglio di sé quando non deve sostenere notevoli pressioni e certificare obblighi da favorita. Abbiamo bisogno sempre di una crisi per risorgere o per essere più o meno rispettosi della nostra storia, che è stata grande e gloriosa. E nelle grandi crisi, come diceva il poeta, il cuore si spezza o diventa più forte. È stato così nel primo ciclo vincente, culminato grazie al trionfo di Wembley nell'Europeo, e appare così in questo frangente, in cui si sente una piacevole brezza di orgoglio e reazione. In attesa di sviluppi, siamo questi: più outsider che protagonisti. Poi, se forti o meno, dipende, appunto, anche dal cuore che ci mettiamo.