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L’Appunto

FROSINONE, ITALY - SEPTEMBER 30:  Genoa CFC head coach Davide Ballardini looks on during the Serie A match between Frosinone Calcio and Genoa CFC at Stadio Benito Stirpe on September 30, 2018 in Frosinone, Italy.  (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Di Stefano Impallomeni. I primi e veri avversari da battere, nelle crisi o presunte tali, sono i dubbi dei propri giocatori, perché nel bene o nel male sono loro che fanno la storia di un allenatore.

Stefano Impallomeni

In ogni crisi è fondamentale scovare un'opportunità. E magari la via di fuga migliore per farlo è cercare di battere più dubbi possibili che, come si dice, sono figli dell'intelligenza, ma nello sport possono rappresentare noiose spine nel fianco. Quando non vinci aumentano i dubbi e i dubbi spesso non sorgono tra gli allenatori, ma tra i giocatori. È una storia vecchia come il mondo. Se non vinci, qualcosa di storto può nascere all'interno, con le domande dei calciatori che si fanno largo rispetto ai verdetti negativi del campo. E se ne parla come se ne potrebbe parlare fuori, tra amici, al bar, davanti a un caffè. Niente di clamoroso, dunque. Sane considerazioni, sensazioni, domande all'ingrosso, senza profonda analisi dei dettagli. Ma non poteva essere utile Tizio in questa partita? Perché Caio prima segnava e ora no? Sempronio è veramente più forte di Tizio? Meglio stare a 4 o a 3 in difesa? Attaccarli alti o aspettarli bassi? E via elencando, tra una serie di interrogativi ai quali se ne possono aggiungere quanti ne volete.

Niente di sorprendente, insomma. Succede in tutti gli spogliatoi del mondo, in qualsiasi categoria. E la risoluzione del problema è nello sciogliere al più presto i dubbi della squadra per non trasformarli in alibi. Non è facile trovare delle soluzioni in questi momenti. È anzi l'opera più difficile da compiere per un allenatore, che deve muoversi tra due pressioni, quella pubblica di tifosi e critica e l'altra, privata, dei suoi giocatori, che non dicono apertamente cosa pensino effettivamente, ma possono inviare messaggi su possibili errori di conduzione. Un piccolo processo delle intenzioni. Questo il filo sottilissimo su cui si muove un allenatore, che può essere la chiave di un rilancio o di un definitivo peggioramento delle cose.

I modi sono vari. Ci possono essere confronti diretti, dibattiti aperti oppure non detti, comportamenti che possono aiutare il mister o viceversa allontanare la guida tecnica dal gruppo. L'importante è non sottovalutare la questione. L'allenatore è in questi casi l'ago della bilancia e da lui ci si aspetta una svolta. Solo, solitario e finale, in qualunque modo la si voglia vedere. Lui di fronte alla squadra. Che sia una svolta tattica, di gestione o di strategia poco importa, perché è in questi casi che si dimostra più grande del suo sapere, dei suoi trionfi, se ottenuti, del suo stile di guida. È qui la vera differenza, vecchia come il mondo, appunto. I primi e veri avversari da battere, nelle crisi o presunte tali, sono i dubbi dei propri giocatori, perché nel bene o nel male sono loro che fanno la storia di un allenatore. E un allenatore bravo capisce al volo quanti dubbi può fugare tra chi li manifesta, li fa vedere, li dichiara o fa finta di non averli. Senza dimenticare, dubbi a parte, che una squadra forte crede sempre al suo allenatore.