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Di Stefano Impallomeni. Come spesso avviene, il confine delle riforme assomiglia sempre a una porta semi girevole, più o meno aperta, da offrire a chi conta di più e a chi ha più danaro...

Stefano Impallomeni

Messi all'angolo da una crisi oramai sotto gli occhi di tutti, perché il sistema non regge più e in Italia non ne parliamo, con la nostra Serie A diventata sempre di più un campionato di transito. Travolti da amministrazioni in affanno e da un mercato povero, ieri a Coverciano s'è cercata una nuova alba per risorgere da problemi endemici di insostenibilità economica e offerta del prodotto scesa ai minimi storici. Occorre una svolta, dunque. Sì, ma quale? Quando e come avverrà? 

Sistema di controlli continui

Ci dicono di stare tranquilli, perché le riforme saranno presto realtà. Più o meno quel che sapevamo, all'insegna del non spendere più di quel che si guadagna e con in più un tetto agli stipendi dei calciatori, la vera novità che scenderà in campo. La parola chiave: sostenibilità, per trovare un maggiore equilibrio economico-finanziario e ridare spinta al motore di tutto il movimento. UEFA e FIGC sono allineate e unite per risollevare il calcio tramite un sistema di controlli continui che partirà nel triennio 2023-2026. Le spese non potranno superare le entrate dei club del 90% alla prima stagione, dell'80% alla seconda e del 70% alla terza. Primo controllo nel dicembre del 2023. Chi non rispetterà questi parametri andrà incontro a multe, "penali" da pagare che sembrano favorire i club più ricchi a discapito di quelli più poveri, salvo recidive o sforamenti più importanti che implicheranno sanzioni sportive tipo restrizioni sul trasferimento dei giocatori fino all'esclusione dalle competizioni (casi estremi). 

Possibile aggirare le sanzioni?

Proprio qui risiede la vera differenza del nuovo cambiamento. La differenza non esattamente chiara e abbastanza "morbida" tra sanzione finanziaria e sportiva, perché se so che posso aggirare la regola pagando e rischiando poco sul piano sportivo, se sono ricco e blasonato, in qualche modo mi adatto. Come spesso avviene, il confine delle riforme assomiglia sempre a una porta semi girevole, più o meno aperta, da offrire a chi conta di più e a chi ha più danaro. Certo, non è facile fare riforme del tutto condivise, ma il rischio che i club ricchi possano "uscire" dal sistema non è del tutto scongiurato, con la Superlega che potrebbe volteggiare sopra le teste della UEFA e non vedrebbe l'ora di prendere forma in caso di strappi e poche tutele concesse alle big. 

La sensazione è che ci sia sempre una zona grigia che pare un pochino franca. Questo nuovo calcio ha bisogno di linee rette da tirare perché la crisi lo impone e avrà una sua continuità soltanto se saranno chiare le sanzioni sportive. Chiare e più restringenti, meglio dire definitive. Allora sì che il nuovo scenario sarà efficace e virtuoso. Da ultimo, un pensiero su come reagire in attesa del 2023 e della nuova era. Nella stretta attualità, dalle nostre parti urge virare su almeno due punti da realizzare per rianimare i ricavi: migliore vendita e valorizzazione dei diritti tv all'estero e stadi nuovi di proprietà.