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La forza Italica sia con noi

Di Stefano Impallomeni. Sembra la sceneggiatura di un film distopico e invece ci ritroviamo nel mezzo di una tempesta diabolica. Il Covid-19 è da battere tutti insieme anche se tutto sembra così unito e così distante, sicuramente diverso.

Stefano Impallomeni

"Sembra la sceneggiatura di un film distopico e invece ci ritroviamo nel mezzo di una tempesta diabolica in cui muoversi, in ogni senso, si trasforma nel desiderio più forte. Mai avremmo immaginato una storia simile. Mai avremmo pensato di stare a casa per forza, obbligati in un confine che all'improvviso diventa, nel mondo più tecnologico e industrializzato di sempre, il vero paradosso. Bloccati, semi bloccati e isolati. Ridotti così nelle società più sviluppate, nella moderna concezione degli scambi, della condivisione globale, all'improvviso, la distanza sociale, il rifugio imposto, ci rassicura e ci allontana le paure. La casa, insomma, assume il suo ruolo principale, la bussola sicura grazie a cui difendersi e che racchiude la sintesi di un incubo, nostro malgrado. In un colpo solo, quasi violentati, tempo e spazio cambiano le nostre abitudini catapultando all'indietro uno stile di vita che ci sembrava smarrito. Smarrimento e speranza. E tanto altro sentire in questo periodo, in attesa di un respiro liberatorio, di un ritorno alla normalità perduta, a una vita che abbiamo perso, in un modo o nell'altro.

"Morti reali, troppi, con la sofferenza e il dolore da una parte e i morti viventi dall'altra, quelli che hanno perso tutto o quasi, un lavoro, una dignità e per cui fare anche la spesa diventa un'impresa. Morti viventi e anche lucida follia. Tocca fare i conti anche con questo, con questi ossimori che spiegano la catena di un contagio che sa sconfinare oltre, producendo vari virus, difficoltà vere, ansie diffuse, futuri opachi. Siamo tanti, ma siamo soli e soprattutto distanti: rinchiusi, con la speranza di farcela nell'ora più buia. In questa ora più buia dove trovare un barlume di luce si trasforma nel rebus più difficile da risolvere. Tutti, nessuno escluso, scombussolati, senza indicazioni e direzioni certe, con soltanto qualche indizio significativo per uscire dal tunnel. Per ora cercando un farmaco che possa contenere il tutto, perché per avere il vaccino ci vorrà una ricerca lunga, viviamo di guizzi, di reazioni più o meno scomposte, di immagini forti, di qualsiasi tentativo per arginare l'altra grande crisi, quella economica. Ci si prova, tutti quanti insieme. Chi è contro e chi è a favore di chi deve decidere. Chi più e chi meno ci prova, ma nessuno sa veramente indicare il tragitto in una tempesta perfetta che ogni cosa offusca e ogni cosa devia. Il Covid-19 è da battere tutti insieme anche se tutto sembra così unito e così distante, sicuramente diverso.

"Uniti nella diversità, già, come dovrebbe essere e come dovrebbe recitare il motto dell'Unione Europea che, al contrario, sembra spaccarsi, cavillando su una questione in cui un briciolo di umanità sarebbe sufficiente. Quell'umanità, invece, di cui avremmo bisogno a quintali, a tonnellate, perché una pandemia si combatte uniti: senza esclusioni di sorta, classifiche sterili, colpevoli da consegnare alla storia. Qui di storia ce n'è una sola, comune, globale, da vincere non restando soli. Ce lo ricorda quella foto di Piazza San Pietro vuota con il Papa, solo, sotto la pioggia, rivolto al Santissimo per un'indulgenza plenaria tra la sirena di un'ambulanza e uno scampanio possente. Ce lo ricorda il fuori onda del Presidente della Repubblica, Mattarella, mai così informale e semplice, alle prese con una pettinatura da ricomporre prima di un discorso alla nazione. E ce lo ricorda Nonna Lina, Italica Grondona, di Genova, che a 102 anni ci racconta come è riuscita a vincere la sfida contro il Covid-19. È lei l'immagine della riscossa, nel rispetto di tutti. Tra un monito, una preghiera e una testimonianza scegliamo Lei come punto di riferimento nella lotta globale. Nonna Lina, medaglia al valore, subito. Nonna Italica, forte e resistente. Un nome che dice tutto e che ci infonde forza, coraggio e speranza. Forse, sì, ce la faremo.