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Inter…Nazionale, senza Champions sarà Scudetto

(Photo by Claudio Villa - Inter/Inter via Getty Images)

Di Stefano Impallomeni. 13 punti da fare nelle ultime 8 giornate, a patto che chi sta dietro le vinca tutte.. Conte ne vorrà e ne potrà fare di più perché in questo momento soltanto l'Inter può battere se stessa.

Stefano Impallomeni

Lo scudetto è quasi blindato e Conte miete vittorie come il grano, alla sua maniera. Sudore e lacrime, la ricetta, soprattutto in campo, che dice sempre la verità. Quelle lacrime, che presto saranno di gioia e meno di rabbia, o che, meglio, sono state spesso figlie di vecchie frustrazioni. L'Inter sembra aver svoltato, girato le spalle al limbo dei piazzamenti, di altalenanti sensazioni, di storie nate bene e poi finite male poco dopo, causate da scricchiolii di vario genere. Sì perché ora è tutto diverso. Più al centro di un nuovo equilibrio, un nuovo corso, almeno sul campo, in attesa di sviluppi altrove. È una squadra che trova sempre una ragione nei suoi successi, legittimando la bontà delle scelte e di strategie varie. E lo fa con una profonda applicazione e con una voglia straordinaria. Conte vince ai punti, come un pugile che sa incassare e piazzare i colpi giusti, da ko. E lo dimostra a tutti, alla distanza, trascinando una società che aveva perso l'abitudine ad aggregare la teoria con la pratica, i giocatori utili con quelli bravi, ma non esattamente funzionali.

SALTO ENORME - Era dai tempi di Mourinho che non si assisteva a una compattezza del genere. Si rema tutti dalla stessa parte e si vede, si nota, si sente, si mostra nei dettagli e nella sua ascesa visibile. I nerazzurri sono diventati una squadra diversa, una volta usciti dagli ingorghi europei, da un'uscita poco onorevole dalla competizione continentale e al tempo stesso salvifica. Serviva del tempo, quello di capire come e con chi tentare la maturazione, la creazione di un gruppo vincente. La Champions, insomma, la delusione ma anche la zavorra dei confronti con il passato, di paragoni forzati che hanno appesantito e ritardato la crescita interna del prodotto. L'Inter è ora una squadra che sa quel che vuole, una squadra fatta, che gioca per vincere un titolo e non per competere: questa la fulminea differenza, nel giro di pochi mesi. L'Inter domina e non insegue più con il fiato grosso, che era il risultato di apprensioni e incertezze anche comprensibili vista l'astinenza decennale da vittorie. Il salto compiuto è enorme e non era così facile da prevedere. Un po' di dati che spiegano. All'Inter mancano 13 punti da conquistare in 8 giornate, ha subito soltanto 6 reti nelle ultime 14 giornate e da 6 partite vince con un solo gol di scarto, come contro il Cagliari in cui l'ingresso di Hakimi giustifica il cambio dell'allenatore. In casa, poi, è un rullo compressore, con 12 vittorie consecutive dopo la sconfitta (l'unica a San Siro) con il Milan e il pareggio con il Parma, entrambi risalenti addirittura a ottobre.

 MILAN, ITALY - FEBRUARY 21: Romelu Lukaku of FC Internazionale celebrates with Lautaro Martinez after scoring the third goal during the Serie A match between AC Milan and FC Internazionale at Stadio Giuseppe Meazza on February 21, 2021 in Milan, Italy. (Photo by Claudio Villa - Inter/Inter via Getty Images)

CONTE HA STRAVINTO - L'Inter è insomma diventata adulta, anzi tornata presente a se stessa, alla sua storia. Una squadra che si trasforma nell'equazione esatta del tipo: l'Inter sta a Lukaku come Lukaku sta a Conte. Poi il resto, che non è poco ma neanche tutto. I mezzi tecnici però restano notevoli e giustificano il divario creato nei confronti delle concorrenti, con un fine preciso ora finalmente acquisito, ossia quello di vincere, di crescere, di migliorare, di non accontentarsi di una fuga magistrale. Conte si gusta il suo vantaggio e gira senza ansia la clessidra dello scudetto nel momento giusto, sbalordendo e accorciando i tempi. È a un passo da quel che voleva e da quello che gli altri si attendevano da lui. Secondo posto e una finale di Europa League nella scorsa stagione e ora a un passo dal titolo, vale a dire dal motivo per cui era andato a Milano e per cui era stato fortemente voluto. Conte non ha vinto, ma ha stravinto, fino a prove contrarie. Lo strappo lassù in alto è il fatto da analizzare. Una fuga, netta, prepotente, nel campionato che avevamo definito il più equilibrato possibile. È stato bravo nel rilancio di Eriksen, di altri, ha recuperato forze, potenzialità, lucidato vecchi schemi, dando punti di riferimento essenziali. Il gioco va a Lukaku e non viceversa. Cose semplici e riconoscibilità maggiore dei mezzi.

GRAZIE CHAMPIONS - I numeri sono eccezionali e certificano la completezza di una forza grazie al miglior attacco e alla migliore difesa (assieme alla Juve) del campionato. Senza dimenticare che le vittorie consecutive diventano 11. È , insomma, tutto terribilmente solido, in cui la testa supera la stanchezza, anestetizza l'umana paura di non farcela, di non saper cogliere il trionfo. Il traguardo non è stato ancora raggiunto, e lo sappiamo, ma l'allungo di Conte è simile al ruggito di un leone che fa capire agli altri chi non può e deve più infastidirlo. Crederci è stato determinante e allora diamo a Conte quel che è di Conte, che ha avuto il merito di non arrendersi mai. Il resto è scritto nei fatti, grazie anche a un'eliminazione dalla Champions che ha aiutato a imboccare la strada dello scudetto. Un appuntamento alla settimana ha costruito il primo posto che non appare in discussione. 13 punti da fare nelle ultime 8 giornate, a patto che chi sta dietro le vinca tutte. Chi sta dietro non le vincerà tutte e allora probabilmente ne serviranno forse anche meno. Conte ne vorrà e ne potrà fare di più perché in questo momento soltanto l'Inter può battere se stessa.