Il contagio dei poteri

Di Stefano Impallomeni. La questione Napoli scuote il campionato e vedremo cosa accadrà. Lo scontro tra le ragioni del calcio e quelle delle regioni potrebbe avere risvolti preoccupanti sul futuro del campionato.

di Stefano Impallomeni

Il calcio non sembra essere più una religione e serve a poco riunirsi per stabilire come e con chi fare messa, se poi una decisione di una ASL ribalta un Protocollo (e successivi provvedimenti presi dalla Lega di Serie A dopo il caso Genoa) vincendo sulle norme sportive. La questione Napoli scuote il campionato e vedremo cosa accadrà. Lo scontro tra le ragioni del calcio e quelle delle regioni potrebbe avere risvolti preoccupanti sul futuro del campionato, intaccando così il già precario equilibrio di forze ed energie causato dalla pandemia. Gli effetti diffusivi di questa situazione sono stati davvero incredibili e potevano esser quantomeno previsti.

RIPARTENZA O RICADUTA – La triste constatazione è che siamo sempre a un imprecisato punto di (ri)partenza o di ricaduta, vista la buona forma del virus tornato baldanzoso e protagonista. Sarebbe auspicabile al più presto una visione completa e approfondita della questione.  Per ora, sappiamo che una decisione di una ASL (e Regione) vince sulle norme sportive. Il che, in attesa di come vada a finire dal punto di vista legale e giuridico, potrebbe fare giurisprudenza e non sarebbe un buon segnale per il proseguimento del campionato. Ogni Regione, ogni medico di una ASL potrebbe decidere di spedire in quarantena obbligatoria un intero gruppo di lavoro per tutti i contatti stretti di un solo positivo in squadra.

COMPETENZE – Quel che colpisce maggiormente è essersi dimenticati che questo spillover, il traboccamento e le conseguenze, del consentito e del non consentito abbia valicato i confini di una burocrazia che ci sta dilaniando e che sta sdoganando un nuovo festival di cavilli e competenze. Ci si è ficcati nei meandri di ordinanze valide e in vigore da febbraio, mai abrogate, dal Ministero della Salute e da un Protocollo della FIGC (approvato a giugno dallo stesso ministero) che sembrava aver superato quel muro, il potere delle ASL, che oggi torna in scena. Prepotentemente, alla ribalta e alla memoria.

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