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Fuori orario

Di Stefano Impallomeni. La decisione di spezzettare ancora una volta il campionato a poche ore dall'inizio di una giornata, dopo aver optato, unanimemente, per giocare tutte le partite con porte aperte e porte chiuse, a seconda delle esigenze, fa...

Stefano Impallomeni

""C'è una cosa più importante della logica: è l'immaginazione". Così disse una volta Alfred Hitchcock, autore di capolavori del thriller e maestro del brivido, descrivendo il suo eccezionale fiuto per finali di film indimenticabili. Non siamo ancora nella finzione, per carità, e si spera che non ci si arrivi mai, ma la frase di Hitchcock la prendiamo volentieri in prestito per poter commentare i tempi e i modi sbagliati di una decisione che ha fatto discutere e che ha scatenato polemiche. Eh sì perché, mai come in questa circostanza, la Lega di serie A non sembra aver convinto appieno grazie a un fuori orario a dir poco clamoroso con tutte le conseguenze del caso e sollevazioni di ogni tipo, anche da parte dei presidenti degli stessi club. Il risultato, insomma, sembra essere il classico autogol di sistema, non molto comprensibile e, alla luce dei fatti, abbastanza dannoso.

"FUORI ORARIO - Perché tutto si può pensare e si può fare per combattere e limitare un'emergenza, fuorché decidere di spezzettare ancora una volta il campionato a poche ore dall'inizio di una giornata, dopo aver optato, unanimemente, per giocare tutte le partite con porte aperte e porte chiuse, a seconda delle esigenze. Decidere la retromarcia alle 12, o giù di lì, di un sabato non è stata certo la migliore soluzione possibile, anzi meglio dire la meno immaginabile, per usare un eufemismo. Perché non farlo a inizio settimana? O perché non decidere di farlo a metà settimana? Niente, forse troppo facile o difficile, ma tant'è, si è andati oltre ogni immaginazione, quindi, superando ogni logica che secondo la Lega, a quanto pare, sarebbe stata la più corretta e plausibile da condividere, anche se anche qui si sta cercando di fare lo sforzo comune che accontenti tutti. Facciamo una premessa, senza equivoci e fraintendimenti. Qui non si discute sul grande problema, ma sulla gestione del calcio per il grande problema.

"TANTI PERCHÈ - Prima di ogni cosa va messa la salute pubblica e ci mancherebbe altro. L'emergenza nazionale per il coronavirus va sostenuta tutti insieme, seguendo le tracce e i protocolli segnati dalle autorità competenti, senza scorciatoie e con responsabilità. Eppure, però, relativamente al calcio qualcosa sfugge, o meglio è sfuggito per volontà e interessi personali, oltre quelli collettivi. Perché decidere a poche ore dall'inizio della giornata ripristinando uno spezzatino fastidioso, che ineludibilmente sta alterando la regolarità di uno dei campionati più avvincenti degli ultimi anni? E non solo. Perché in serie B si gioca, in serie C non si gioca e in serie A dipende dalle zone rosse e non? Perché chiudere l'Allianz Stadium di Torino una domenica in campionato (Juve-Inter) per poi riaprirlo il mercoledì per la semifinale di ritorno in Coppa Italia (Juventus-Milan con divieto per i residenti di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna)? E a proposito per quale motivo ad alcuni tifosi dell'Atalanta (Bergamo è zona rossa) è stato concesso il permesso di andare in trasferta per seguire la propria squadra a Lecce?

"NAVIGAZIONE A VISTA - Tanti perché inevasi in un'assemblea (conference call) straordinaria e soltanto preliminare indetta in una domenica, tanti perché e parecchie risposte che, si spera, presumibilmente saranno date nei prossimi giorni. Misteri della fede calcistica, insomma, e che il caos sia con noi, evitando di addentrarci oltre, nei dettagli dei dettagli, altrimenti faremmo notte. Nessuno ha la presunzione di puntare il dito contro nessuno, certamente non è facile gestire un calendario cosi fitto da qui a maggio, considerando anche che è la stagione che ci porterà a Euro 2020 (attese decisioni anche qui), ma contraddizioni di questo genere e alterazione della regolarità del campionato non strappano sorrisi e alimentano soltanto sospetti e brutte figure. Da oggi in poi si navigherà a vista e vedremo come ci si comporterà, perché fronteggiare l'espansione del coronavirus non è oggettivamente agevole.

"O TUTTI O NESSUNO - In ogni caso è il momento delle scelte serie, senza ripensamenti: il tempo stringe e urge serietà, raccordo tra le parti coinvolte, linea unitaria tra il Decreto governativo, autonomia delle Regioni e scelte altrettanto autonome della Lega di serie A. Troppa confusione e poca chiarezza hanno regnato sovrane. Servono decisioni nette, e, perché no, chissà quanto dolorose. Ci vuole il coraggio di andare avanti tutti insieme, a porte aperte o a porte chiuse, o addirittura avere il coraggio di fermarsi, ma senza fare più un passo avanti e due indietro, perché così in questa maniera, decidendo fuori orario e senza un senso, non esisterà mai una buona logica e ci sarà soltanto una cattiva immaginazione. Per dirla tutta: o si gioca tutti, o ci si ferma tutti e mai più voltare le spalle a una decisione presa, ribaltandola per interessi personali, in un mezzogiorno di fuoco di un sabato, a poche ore dall'inizio di una giornata di campionato. O, come nel caso di Samp-Verona, rinviata e prima non rinviata, con il sì della Regione Liguria e poi con il no della Lega calcio nello spazio di un giorno. In questo contesto è d'obbligo un cambio di marcia deciso e senza un ritorno. Si valuti e si decida in fretta.

"SOLUZIONE - E per questo la Lega di serie A sarebbe pronta a un'ulteriore svolta: mercoledì, nell'assemblea straordinaria convocata al CONI, ne sapremo molto di più,  perché sta avanzando l'ipotesi che le partite rinviate nella 26^ giornata per l'emergenza coronavirus siano recuperate nel prossimo weekend, con il big match Juve-Inter che sarebbe così lunedì 9 marzo. Con la 27^ giornata, così come tutto il campionato, che slitterebbe di una settimana. Si deciderà mercoledì, insomma, l'ennesima puntata della saga dei sì, dei nì e dei no.  E speriamo che tutto fili liscio e che sia la volta buona, senza più polemiche e immaginando meglio la soluzione. Una soluzione, definitiva, sul cosa sia meglio, o meno peggio, da fare che metta d'accordo tutti, tifosi compresi. Immaginiamo una miglior logica per salvaguardare l'immagine della nostra Serie A. Se vogliamo, ce la possiamo ancora fare a rispettare i tempi, senza orari che penalizzano alcuni club e favoriscono altri, senza più decisioni farlocche frantumate nel giro di poche ore, di un giorno, a ridosso degli eventi. Partendo e rispettando questo ordine per le solite cause in campo: salute, immagine e soldi. Altro che Hitchcock e i suoi finali thriller, per ora siamo tanti Paul Hackett in Fuori Orario di Martin Scorsese, in cerca di una normalità perduta e in attesa che la realtà superi la fantasia.