È il “senza con” il vero record del Mancio

È il “senza con” il vero record del Mancio

Di Stefano Impallomeni. Mancini vince sempre senza scegliere la stessa formazione, gli stessi undici. Quasi tutti utili, e quasi nessuno indispensabile, senza tanti intoccabili ma naturalmente con lui in panchina, al centro del cambiamento.

di Stefano Impallomeni

Un crescendo Manciniano, un percorso eccezionale e straordinario. Netto, pieno di soddisfazione, e neanche così faticoso. Un cammino da record, sempre più convincente, nel senso più stretto del termine. Mancini e la sua Italia meravigliano, stupiscono e specialmente, appunto, saranno destinati a crescere. Sei successi su sei nelle qualificazioni per quell’Europeo da onorare nel migliore dei modi, perché no, a casa nostra, sono sei messaggi nitidi alla concorrenza, a chi credeva fossimo in ambasce, sconsolati e rassegnati, derisi e complessati per la più grande delusione da 50 anni a questa parte. Eh sì, perché salvo complicazioni apocalittiche, sarà un successo: ben più profondo della qualificazione in sé, perché questa resurrezione tecnica ha un valore unico e prezioso, per il semplice motivo che si tratta di una rinascita orgogliosa, autentica e tignosa di cui andiamo fieri. É una nazionale tornata interessante e divertente, che abbiamo imparato a sostenere e ad apprezzare con piacere. Sei vittorie non comuni, quasi tutte conquistate con piglio, senza titubanze, diremmo, sei affermazioni di grido ottenute con merito. Sei vittorie che ipotecano un riscatto, che lo rappresentano perfettamente, sei vittorie che ridanno fiducia e slancio al nostro calcio, colpevolmente caduto in disarmo senza un mondiale da disputare per un fallimento di presunzione collettiva e per errori di valutazione grossolani in serie. Ecco, il segreto della riscossa, che non è altro un sano cambiamento, ossia quello di aver saputo denunciare una fine e di aver scoperto quel che si doveva e non si voleva fare.

Questo é il vero record di Mancini: dimostrare un coraggio diverso, trasformatosi nel più intelligente dei cambiamenti. Rischiare e fare,  coinvolgere e scegliere, analizzare e definire, per poi vincere senza soluzione di continuità. Sempre due fasi in una complessiva: quella della ricerca e quella del raccolto e in più il “senza con” del CT, un CT abile manovratore e dirottatore di virtù ai più sconosciute. Sì, il “senza con”, la nuova pensata di un CT capace di sradicare il meglio da un gruppo in grado di migliorare ancora di più. Perché mai come in questo caso il “senza” e il “con” sono diventati la somma di una combinazione vincente e proficua. Un “senza” che per Mancini diventa semplicemente un “con”, al fine della metamorfosi più azzeccata. E allora, eccola qui, la nuova Italia, messa in piedi in poco tempo. Un’Italia inedita, moderna, attuale e competitiva, che gioca in avanti e che gioca bene al calcio. Eccola qui, l’Italia capace di vincere senza paura e con coraggio. Senza soste, senza stop, con pressing, con forcing, questa Italia brava a governare sempre il destino di ogni sfida, senza fare troppi calcoli. Vai sotto, rimonti e poi vinci, ti pareggiano e rivinci, grazie alla stessa mentalità. In campo, sempre la solita mentalità, quella di voler imporsi cercando di vincere: con o senza titolari certi, con sistematici cambi di formazione, con pochi perni difensivi da confermare e con una triade consolidata di centrocampo. È, insomma, un “senza con” taumaturgico, per nulla traumatico e per nulla polemico, tantomeno propagandistico. Mancini ha inventato una squadra mobile e motivata, a ragione, senza la ricerca di un consenso unanime, e ricercando soprattutto un bene comune.

Il “Senza Con”, insomma, funziona bene, é altamente affidabile, maneggevole e poco urticante dal punto di vista della gestione: chi c’è, c’è; e chi c’è, gioca quasi sempre bene. Mancini in attacco sceglie Belotti o Immobile indifferentemente e ancora non sceglie un centravanti di riferimento. L’Italia è senza un Riva, tanto per citarne uno che ha fatto la storia del ruolo, ma è tornata al centro dell’Europa con un gioco a tratti superbo tecnicamente, veloce e consapevole, e senza la tradizione abituale di schierare per forza il 9 imprescindibile, punto di riferimento essenziale di un mondo che per il Mancio non esiste più. Si vince così, senza bomber sicuri del posto, con chi ce la mette tutta ogni volta che scende in campo. Al di là delle sei vittorie su sei, ci sembra questo il vero record azzurro da aggiornare, perché Mancini vince sempre senza scegliere la stessa formazione, gli stessi undici. Quasi tutti utili, e quasi nessuno indispensabile, senza tanti intoccabili ma naturalmente con lui in panchina, al centro del cambiamento, senza che nessuno fiati e che si lamenti, perché altrimenti non sarebbe la stessa Italia, questa Italia, capace di essere con un piede e mezzo alla fase finale di Euro 2020, con molto anticipo, senza pareggi e senza sconfitte. Ancora tutto non é stato fatto, ma ancora un mese di pazienza e poi ci saremo anche noi aritmeticamente, ufficialmente, ed è il caso di dire, finalmente. E quando sarà, si spera senza una fine e con un dolce sogno nel cuore.

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