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Don’t cross the Boss – Profeta o presuntuoso? Guardiola e quella condanna…a dover vincere la Champions

(Getty Images)

Di Francesco Cavallini. Guardiola vuole uscire da quello yo-yo tra la canonizzazione in caso di trionfo e la più completa distruzione se la sua squadra non vince. La Champions, si intende, perchè dei campionati sembra non interessare a nessuno!

Francesco Cavallini

"Quando vinco sono un visionario, quando perdo mi dicono 'ma chi si crede di essere questo qui?'". La conferenza stampa di Pep Guardiola prima della sfida di Champions League contro l'Atletico Madrid regala quello che sembra un vero e proprio lamento da parte del catalano. Uno che forse dell'etichetta di profeta non sente neanche il bisogno, nonostante le sue squadre abbiano scritto la storia. Eppure, a sentirlo, di nuovo lui non ha fatto nulla che Cruijff non avesse già messo in pratica. Umiltà? Forse sì, ma anche la volontà di uscire da quello yo-yo tra la canonizzazione in caso di trionfo e la più completa distruzione se la sua squadra non vince. La Champions, si intende.

Già, perchè che Barcellona, Bayern Monaco e Manchester City abbiano portato a casa nove titoli nazionali, tre ciascuna, e che i Citizens siano in corsa per la Premier anche in questa stagione, non interessa a nessuno. Se Guardiola vince il campionato, ha semplicemente fatto il suo dovere. Se non vince la Champions ha fallito. La cartina di tornasole di questa situazione è la finale della scorsa stagione contro il Chelsea, quando sul catalano sono piovute critiche incessanti per la decisione di giocare il match senza un centravanti di ruolo. Un qualcosa che, per la cronaca, aveva fatto anche durante le due semifinali contro il Paris Saint-Germain di Neymar e Mbappè, vinte entrambe. In quel caso era stato un visionario, dopo la partita di Porto contro i Blues è tornato a essere il solito presuntuoso.

E dire che in fondo di Champions League Guardiola ne ha vinte due, la prima delle quali alla sua prima vera stagione da allenatore (escludendo ovviamente il Barcellona B). Impossibile non creare aspettative, ma forse anche ingiusto. A Monaco di Baviera, Pep arriva dopo il Triplete di Heynckes e fare meglio non era solo difficile, ma era a rigor di logica impossibile. Per lui in Germania tre semifinali, una contro il Real della Decima, una contro il Barcellona del Triplete di Luis Enrique e la terza, persa solo per i gol in trasferta, contro l'Atletico Madrid. Non esattamente squadre contro cui si può dire di aver fallito. Poi, qualche anno dopo, all'Allianz è arrivato Flick, che ha portato a casa tutto il vincibile senza quasi sudare. Il tutto mentre il City vinceva in Inghilterra, ma continuava a infrangersi tra ottavi e quarti in Europa. La finale raggiunta e poi persa nel 2021 a molti è sembrata la conferma di un assioma: senza Messi, Guardiola non sa vincere la Champions League. Forse sarà anche così. E chissà, magari il catalano in fondo non è neanche un profeta. Ma di certo, non ha chiesto lui di volerlo essere.