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Don’t Cross the Boss – Luis Enrique: trabajo, sudor e…le cose semplici mai!

(Photo by Denis Doyle/Getty Images)

A Luis Enrique Martinez Garcia, le cose facili evidentemente non piacciono. Ma gli piace la fatica, questo è sicuro. Perché solo con trabajo y sudor si raggiungono i risultati.

Francesco Cavallini

A Luis Enrique Martinez Garcia, le cose facili evidentemente non piacciono. Prima la Roma appena passata agli americani, con un mercato fatto in fretta e furia nelle ultime settimane. Poi il Barcellona, dove la parte difficile non stava certo nella rosa, ma nel contesto e nella necessità di dover tenere testa al ricordo dell’ex compagno di squadra Guardiola. E poi la Spagna, in un periodo in cui la vecchia guardia, quella dei due europei e del mondiale, sta pian piano abbandonando il palcoscenico. Ma del resto si parla di un uomo che, anche tralasciando volutamente il dolore enorme che la vita privata gli ha riservato qualche tempo fa, ama la fatica e che per mettersi alla prova apprezza l’ironman, perché evidentemente correre, nuotare e andare in bicicletta sono attività apprezzabili solo se fatte una di fila all’altra.

Insomma, cose semplici mai, anche nella scelta degli uomini per la sua nazionale. L’ostracismo, vuoi casuale vuoi volontario, dei calciatori del Real nel periodo degli Europei gli è valso critiche feroci in patria, con accuse neanche troppo velate di antimadridismo. Eppure con quelle scelte la Spagna, che negli ultimi anni non se l’era vista troppo bene nei grandi tornei, è arrivata a giocarsi la semifinale, lasciando campo libero all’Italia di Mancini solo ai calci di rigore. Poi è arrivata un’altra delusione, la finale di Nations League, stavolta avendo la meglio sugli azzurri in semifinale, salvo poi farsi ribaltare nell’ultimo atto dalla Francia dopo essere anche passati in vantaggio. Ma il futuro parla chiaro.

E ha il fisico non esattamente statuario di due ragazzini, Pedri e Gavi. Due che forse in uno sport di combattimento non potrebbero neanche iniziare un incontro e che anche per il calcio, almeno quello moderno, sono abbastanza mingherlini. Luis Enrique lo ha detto chiaro e tondo, se contasse solamente la forza e non il talento, uno come Pedri non giocherebbe mai. Così come non avrebbe mai giocato neanche Don Andres Iniesta, peso piuma sulla bilancia ma supermassimo quando c’è da valutare la classe. Poi però il ragazzino che arriva dalle Canarie gioca settanta partite in una stagione tra Barcellona e nazionali varie (maggiore, under-21 e olimpica, ci mancava davvero solo che lo convocasse anche quella di atletica leggera), mentre Gavi esplode e soffia il posto a compagni molto più blasonati sia al Camp Nou che con le Furie Rosse. E allora forse la questione è che a Luis non è che non piacciono le cose semplici, perché con un Pedri così spesso quello che succede in campo è meno complicato del previsto. Ma gli piace la fatica, questo è sicuro. Perché solo con trabajo y sudor si raggiungono i risultati.