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Don’t Cross the Boss – Allegri, le griglie di partenza e il peso delle aspettative

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Al momento di stilare le tipiche griglie di partenza di fine estate, la Juventus era lì, in pole position, anche se non soprattutto grazie al ritorno del...pilota vincente. Poi però il campionato e la Champions League hanno raccontato un'altra...

Francesco Cavallini

Quando la Juventus ha annunciato il ritorno in panchina di Max Allegri, due anni dopo l'addio ai bianconeri, le reazioni alla decisione della società sono state in gran parte positive. Gli anni di Sarri e di Pirlo, per quanto forieri entrambi di almeno un trofeo, avevano lasciato l'amaro in bocca a chi per una decina di anni è stato abituato a dominare. E nulla sapeva più di dominio sulla Serie A del "cortomuso" del tecnico toscano, che alla guida della Signora ha sempre vinto il campionato abbastanza in scioltezza, persino nella stagione in cui era partito malissimo e in quelle in cui sia la Roma che il Napoli hanno fatto il loro record storico di punti.

Dunque, al momento di stilare le tipiche griglie di partenza di fine estate, la Juventus era lì, in pole position o almeno accanto a una Inter ridimensionata dalle cessioni, anche se non soprattutto grazie al ritorno del...pilota vincente. Poi però il campionato e la Champions League hanno raccontato un'altra storia. Intanto se n'è andato Cristiano Ronaldo, che poi sarà anche stato quasi derubricato a problema per il modo di giocare bianconero, ma che comunque negli ultimi anni aveva garantito un numero impressionante di gol e non è stato sostituito a dovere (almeno fino a gennaio). E poi la squadra di Allegri, per quanto in parte composta dagli stessi elementi che aveva lasciato a Torino due anni prima, non ha saputo fermare il tempo. Chiellini è al passo di addio, Bonucci ha festeggiato 35 primavere, gli Alex Sandro e i Cuadrado cominciano a sentire addosso il peso degli anni. Poi ci si è messo anche il mercato, perchè giugno è stato particolarmente conservativo, con gli arrivi di Locatelli, di Kaio Jorge e di Kean, ma anche con gli addii di Cristiano Ronaldo e Demiral (più Buffon). Il centrocampo, il reparto che con il senno di poi ha dato più problemi alla Juventus, non è stato rinforzato quanto forse avrebbe dovuto e anche l'attacco, senza più il cannibale portoghese e con Dybala ormai al passo di addio, ha perso parte del suo peso.

E a proposito di peso, sulle spalle di Allegri c'è stato quello delle aspettative. Con lui, si diceva, la Juventus sarebbe stata di nuovo competitiva, per lo scudetto e per la Champions. Sì e no, perchè se è vero che ci sono state alcune giornate in cui sognare il colpaccio in patria, è avvenuto quando davanti...si faceva gara a non vincere. E in Europa la figura non è stata per nulla positiva, come però sembra ormai la norma per la maggior parte delle italiane nelle coppe. Quello che si può dire è che una Juventus probabilmente costruita male ha comunque fatto bene a rimettersi nelle mani di Max. Senza di lui, il quarto posto e la conferma in Champions sarebbero stati molto più a rischio. Ora spetta al club mettergli di nuovo a disposizione calciatori funzionali. I primi, Vlahovic e Zakaria, sono arrivati già a gennaio e per un po' la differenza si è vista. Con gli innesti giusti nei ruoli in cui il tempo sta facendo danni, non si può che immaginare una Juventus di nuovo col motore tirato a lucido. Anche perchè da quelle parti, vincere è l'unica cosa che conta. E rimanere a "zeru tituli", anche per un anno solo, porta inevitabilmente a una voglia di rivincita. Che di certo Allegri non vede l'ora di incanalare...in un cortomuso.