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Covid-19, è la Fase 2 la vera sfida da vincere

Di Stefano Impallomeni. Non arretrare un millimetro, in attesa che arretri il Covid-19. Il calcio proverà in ogni modo a compiere l'impresa di ripartire, ma pensare che tutto torni come prima sarebbe un errore imperdonabile di cui pentirsi,...

Stefano Impallomeni

"Non arretrare un millimetro, in attesa che arretri il Covid-19. Il calcio, con in testa il presidente della Federcalcio Gravina, proverà in ogni modo a compiere l'impresa. Non sarà facile, sarà un affare molto complesso, e sicuramente si tratterà di un'operazione a cui ognuno dovrà arrivare preparato e con senso di responsabilità. L’obiettivo è noto: tornare a giocare per concludere i campionati (coppe comprese), sforando i limiti temporali precedentemente individuati, andando oltre, magari a settembre, chissà forse ad ottobre, con al primo posto la tutela e la garanzia della salute e della massima sicurezza. L'ostinazione in questo caso non è un aspetto negativo. Può giovare, rinvigorire una reazione, fortificare una strategia fruttuosa. Se non altro, in poche parole, può portare con sé una forza speciale, la speranza nel poter immaginare una via d'uscita. Sarà una lotta estenuante in cui serviranno calma e pazienza e in cui sarà auspicabile muoversi compatti, mettendo in campo tutte le cautele del caso.

"FASE 2, LA VERA SFIDA DA VINCERE - È un momento eccezionale, per comportamenti eccezionali. Sarà un periodo temporaneo, ma non così breve. Prima di tornare alla normalità ne passerà di tempo e pensare di ritornare come prima del Covid-19 sarebbe un errore imperdonabile di cui pentirsi, perché questa sfida è e sarà ancora per un po' di tempo una sfida diversa, segnata da un penoso senso di separazione, da un distanziamento necessario e obbligato, quasi vitale. Ecco perché sarà una sfida da vincere costruendo una semi normalità con cui convivere, già da adesso. La sfida da vincere sarà con ogni probabilità questa. Pensare prima, allinearsi prima, senza troppi sofismi, capendo di vivere in un altro mondo e non più in quello che è stato. Il calcio è un catalizzatore di energie, entusiasmo, passioni e interessi economici, è il contenitore di un tutto, che da oggi non potrà esser mai davvero un tutto, e non sarà mai più quel calcio della gente, quel calcio sociale, popolare, aggregativo, come l'abbiamo vissuto e come l'avremmo desiderato. In questa storia terribile, del distanti ma uniti, si scorge un fastidioso e inevitabile punto di non ritorno. Si potrà tornare a rivedere le stelle, ma senza pubblico, senza abbracci naturali e gioiosi.

"CHIUSURA - Per sperare in un'apertura, insomma, incredibile a dirsi, sarà quasi inevitabile una chiusura. Una chiusura di comportamenti, strumenti e abitudini. Sconvolgere delle abitudini e scoprirne altre. Con porte chiuse, spettacoli dimezzati e una narrazione diversa, che segneranno presumibilmente le giornate che verranno. In questo momento, c'è una logica da seguire, un'immaginazione da sfiorare, ma soprattutto vi dovrà essere questa presa di coscienza collettiva. Il calcio è un bene inestimabile, in tutti i sensi. Ben venga il suo ritorno, anche se sarà un ritorno non facile, abbastanza complesso e in cui sarà fondamentale prestare la massima attenzione, poter ridurre i rischi, dover garantire la salute e la sicurezza di chiunque. La Federazione dei Medici Sportivi è pronta a stabilire la nuova rotta e avrà una grande responsabilità. Una rotta che dovrà essere condivisa e non potrà essere più un'opinione. Questa rotta, che per ora è stabilita da un solo attore protagonista: il Covid-19. Un maledetto fattore, che si spera scompaia d'incanto, come nei miracoli. E allora che vada al Diavolo al più presto, senza mai un riaffaccio, perché la fase 2, quella più acrobatica e scorbutica, sarà la vera battaglia da vincere. Insieme, tutti più o meno distanti ma uniti, dall'alto in basso, nessuno escluso.