il post

Ciao Mario

Ciao Mario - immagine 1
Di Stefano Impallomeni. È finita un'era del giornalismo che fu. Brera, Tosatti e Sconcerti. Un tridente da sogno. Ciao Mario, avresti approvato il podio. Ne siamo certi. E ci mancherai tanto, perché eri soprattutto una guida e un amico.

Stefano Impallomeni

Un uomo sapiente, colto e divertente. E quando voleva, o lo riteneva giusto o necessario, in qualche giornata pungente, polemico e inventore di contenuti. Lo faceva soprattutto per l'amore del suo lavoro, che sapeva fare meglio di chiunque altro.

È stato al tempo stesso un grande direttore e un grande redattore, perché pensava da redattore quando dirigeva e pensava da direttore quando, agli inizi, faceva il redattore. La stoffa trasformata in classe. Un talento poi pian piano diventato saggio, punto di riferimento assoluto. Apriva dibattiti, riflessioni e analisi anche quando la notizia era risicata, quasi inesistente. Dal nulla o dal tutto era sempre un passo avanti. Scriveva da fuoriclasse e creava da genio nelle banalità quotidiane che rispettava, ma preferiva ignorare con rispetto. Un faro illuminato, curioso e acceso sul mondo e su quel calcio amato profondamente fino alla fine. Una domanda e una risposta, sempre. Magari scomoda o scontata per rompere il ghiaccio e sentire che aria tirava. Molto terreno e attento anche alle dinamiche meno conosciute. Quelle di tutti, nessuno escluso. Era un turbinio di idee e fantasie in una concretezza unica, analitica e ricca di dati. Politico e incisivo, terribilmente completo.

È stato un onore conoscerti e frequentarti. Sapeva essere amabile come un buon vino da assaporare con serietà anche quando la pensava in maniera diversa da te. Per lui era importante capire prima che avere ragione. E avere un dubbio in più, alla Petrarca. È finita un'era del giornalismo che fu. Brera, Tosatti e Sconcerti. Un tridente da sogno, tre maestri inarrivabili. Ciao Mario, avresti approvato il podio. Ne siamo certi. E ci mancherai tanto, perché eri soprattutto una guida e un amico.