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5 ris…POST…e al campionato

Stefano Impallomeni

Tanta VAR, molti errori e poche certezze: la tecnologia diminuisce le polemiche o le alimenta?

Il braccio galeotto di Cuadrado a Bergamo ha fatto molto discutere e ci ha riconsegnato un'altra bella dose di veleni. Non ne sentivamo la mancanza, ma tant'è. Parlare di Var è ormai diventata un'antipatica prassi. La tecnologia, diciamo così, continua a non dissipare i dubbi e, anzi, li alimenta senza soluzione di continuità, non appianando, non risolvendo granché e soprattutto non certificando, alla fine della fiera, mai un equo e insindacabile giudizio. La Var avrebbe dovuto aiutare gli arbitri, ridurre gli errori, far sì che la gente si fidasse. Le riunioni (l'ultima, giorni fa a Roma tra arbitri, allenatori e capitani), le restrizioni o le interpretazioni sull'applicazione del protocollo stanno, al contrario, peggiorando le situazioni di fatto, rendendo così la Var un cervellotico, incoerente e diabolico marchingegno di cui diffidare, e non affidarsi come si dovrebbe. Non c’è dolo o chissà che cosa, intendiamoci, ma gli errori in serie, in ogni giornata, sono troppi e anche la terminologia del regolamento, delle norme, dei vari commi, è altrettanto scivolosa e non così chiara come forse ci si aspettava agli inizi dell'introduzione del mezzo. Speriamo bene per il prosieguo del campionato. Se di Var se ne parlerà sempre di meno, vorrà dire che le cose andranno per il verso giusto. Non vediamo l'ora che tutto ciò accada, e che accada il più presto possibile non sarebbe poi così male.

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