5 ris…POST…e al campionato

Di Stefano Impallomeni. Il campionato lascia in eredità dubbi, interrogativi e curiosità. Ecco le risposte ai quesiti che ha regalato la quarta giornata di Serie A.

di Stefano Impallomeni

Milano post derby

(Photo by Claudio Villa – Inter/Inter via Getty Images)

Milano sottosopra e a due velocità. Governa Conte, primo in classifica con la sua Inter a punteggio pieno. Il derby è nerazzurro. Giampaolo accarezza la crisi e parla di differente vissuto tra i due club. Che significa? Quali sono le differenze di questo diverso rendimento?

Alla luce dei fatti sarebbe facile esaltare l’uno e affossare l’altro, ma la realtà è ben più complessa di quello che appare evidente dalle rispettive posizioni in classifica. Conte è indubbiamente una guida esperta e vincente. Ed è bravo in ogni situazione. Non sempre ha allenato i calciatori più forti, ma anche quelli che lo possono diventare, funzionali a un trionfo. Ha saputo creare calciatori forti, li ha saputi motivare, migliorare. Conte compone e compatta, alza una concentrazione incredibile, è esigente prima con se stesso che con gli altri. La sua Inter può sbagliare una partita a livello di intensità (Slavia Praga), magari può perdere o pareggiare, ma più porta attenzione maggiori sono le possibilità di mantenere un rendimento da campionato di vertice. Il primato, insomma, non è un caso, ma avanti adagio a proposito di vissuto come dice Giampaolo. Juventus e Napoli negli ultimi anni sono le forze di maggioranza e sanno come si fanno i punti che contano. Conte ha dei meriti, ma non sarebbe corretto dimenticare il lavoro di Spalletti. L’Inter ha una base importante, mercato di questa stagione a parte. Aveva un’anima anche lo scorso anno. Conte sta accorciando verso l’alto e vedremo mercoledì contro la Lazio a che punto è la crescita. Giampaolo sta in una fase di studio e di conoscenze, ma al Milan non si può pensare soltanto a un gioco da dare alla squadra. Parlare di diverso vissuto (giocatori più esperti, in altre parole) tra Inter e Milan non aiuta certamente a distribuire serenità all’interno di Milanello. Il Milan non è ai livelli dei grandi club, ma è una squadra che potrebbe centrare la Champions. Gattuso aveva centrato quasi l’obiettivo e occorre ricordarlo. Il rischio di Giampaolo, che resta un buon allenatore, è perdersi dietro a sofismi poco comprensibili. È il momento di scelte radicali e forse di ruotare poco un organico che non ha impegni europei. Si può stabilire una titolarità regolare e questo potrebbe aiutare. Torino e Fiorentina ci diranno se sarà cambiato davvero qualcosa.

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