5 ris…POST…e al campionato

5 ris…POST…e al campionato

Di Stefano Impallomeni. Il campionato lascia in eredità dubbi, interrogativi e curiosità. Ecco le risposte ai quesiti che ha regalato la trentaduesima giornata di Serie A.

di Stefano Impallomeni

VAR

VAR

Var, sempre Var, fortissimamente Var. Nuovi episodi, vecchi problemi: cosa si può fare per migliorare un’applicazione che è sempre meno soddisfacente per tutti?

Era preventivabile e lo avevamo segnalato. Sembra non esaurirsi la spirale Var, che dopo ogni turno di campionato torna protagonista, liberando esalazioni e sfoghi di ogni tipo. La questione, al netto degli episodi (davvero tanti, molti discussi, alcuni discutibili e altri ancora ignorati grazie anche a un protocollo da perfezionare), è abbastanza complessa e allora cerchiamo una sorta di sintesi del perché siamo sempre o quasi allo stesso punto di discordia. La sensazione è che manchi un valore complessivo di rilievo nella categoria arbitrale.  Il ricambio generazionale è faticoso, non si intravedono i Collina, i Rosetti, i Rizzoli, tanto per intenderci. Non è tutto, me neanche poco. Pochi fischietti di personalità, con qualche eccezione ancorata a un vecchio modo di interpretare e di detenere il potere di giudizio. Scarso tempismo di valutazione, ritardi eccessivi, poca collaborazione tra direttori e varisti, e in talune circostanze addirittura un dannoso libero arbitrio, fanno un resto che allo stato attuale delle cose non soddisfa più nessuno.

Per carità, crediamo nella buona fede della categoria, la sosteniamo, come sosteniamo la nuova tecnologia e tutte le cose che possono migliorare e stabilire un’equa competitività del campionato. Ma è evidente che si faccia largo una sorta di alterazione dei fatti, con i club costretti a pesare ogni santa volta i vantaggi e le relative penalizzazioni derivanti da scelte non sempre convincenti. Non è certo facile in questo contesto, con le pressioni per le poste in palio, scendere in campo e muoversi, prendendo le decisioni del caso o meglio dei casi, sempre più innumerevoli e determinanti ai fini dei rispettivi obiettivi di ciascuna squadra.  Il Presidente dell’AIA, Nicchi, sta valutando il da farsi e cercherà di stimolare la categoria e di scegliere i migliori. In questo momento storico abbiamo questi arbitri e una nuova tecnologia. Speriamo in meglio, ma urge cambiare qualche cosa per allontanare il costante e pericoloso clima di caccia alle streghe e soprattutto per evitare le compensazioni, che scattano inesorabili ogni qualvolta che qualcuno si lamenta. Ogni rivendicazione o rimostranza per torti subiti sta diventando il bonus da prendersi nel turno successivo. Non è la via giusta per tutti.

Nicchi, giorni fa durante un’audizione alla Camera, ha invocato il professionismo. Gli arbitri come i calciatori, come tutte le componenti. Giusto, come è giusto allora che parlino a fine partita davanti a un microfono e che spieghino finalmente come e perché è stato deciso questo piuttosto che altro. Sembra un dettaglio, ma non lo è. Allenterebbe molte tensioni. Gli arbitri come gli allenatori e i calciatori. A dare risposte a tutti in base alle domande del caso o dei casi. Molti tifosi capirebbero questa nuova frontiera e potrebbero saperne di più. Gli arbitri “parlanti”, in parole povere, meglio di un regolamento fitto e complicato, di un protocollo Var mai fino in fondo comprensibile, di un mondo del calcio da migliorare senza il bisogno di insultarsi e senza una supponente arroganza di chi si sente di saperla più lunga degli altri. Quindi sì al professionismo e voce agli arbitri, con obbligo di dichiarazioni a fine partita. Sarebbe questa la vera rivoluzione culturale. Altro che processi ai processi.

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