4 maggio, su coraggio…

Di Stefano Impallomeni. Si va avanti adagio, in attesa di un vaccino liberatorio che tolga tutti i peccati e i disagi del mondo. E la fase 2, in ogni settore, sarà decisiva per capire se abbiamo capito veramente.

di Stefano Impallomeni

Soltanto opache schiarite e nessuna infallibile ricetta all’orizzonte. Si va avanti adagio, in attesa di un vaccino liberatorio che tolga tutti i peccati e i disagi del mondo. I mesi passano e qualcosa si muove. In Italia, da noi, gli effetti del lockdown si fanno spazio, segnando un miglioramento dei dati e il calo dei contagi. È un virus bastardo che morde ancora, ma meno veloce e letale di prima. Si registrano leggeri segnali di apertura al ritorno di una parziale normalità, con la paura di vivere che pareggia quella di morire, perché il morbo è davvero totale e non è soltanto sanitario, a un binario. L’economia è al palo, le aspettative di una vita normale sono ridotte e molta gente è alla disperazione: inghiottita nella miseria, senza quasi più soldi per la perdita del lavoro e della propria dignità. È, insomma, un filo doppio insostenibile e preoccupante che ci soffoca e ci limita.

Eppure, nonostante questo, nessuna resa, nessun passo indietro, perché il virus non ha una larga maggioranza: è cattivo e spietato sì, ma non così pandemico come sembrerebbe. Nonostante tutto, quindi, non dobbiamo arrenderci perché chi lotta può perdere, ma chi non lotta ha già perso, e perché soprattutto vincere prendendosi dei rischi (calcolati e responsabili) sarà ancora più bello. Sarà una lunga battaglia che si potrà vincere e che probabilmente sarà molto più difficile di quanto si possa immaginare, perché se è certo che il vaccino possa rappresentare la decapitazione finale del male, non è così sicuro che lo stesso possa essere trovato in tempi brevi. Quel vaccino, la vetta della liberazione, da raggiungere, sebbene in passato con malattie similari (AIDS, SARS e MERS) non ve ne sia stata traccia.

Anche qui, dunque, come si nota, nessuna certezza che ci porti via dalla palude dei teoremi, dei complotti, delle convinzioni e delle opinioni, che ondeggiano confuse quotidianamente scandendo l’incertezza più totale. Il mondo si interroga, cerca soluzioni, gli esperti ricercano e prevedono, ma nessuno ha ancora l’asso nella manica per sparigliare e portarci alla vittoria. I numeri non ci inducono a indicare nessuna ipotesi che può trasformarsi in una concreta realtà. Al momento c’è solo una realtà e una sola certezza: il virus comanda vigliaccamente non avendo la maggioranza. È una minoranza determinante, oggettivamente protagonista, che però si può sconfiggere con accelerazioni significative sul come fronteggiarla. Servono cambi di passo, che devono proseguire e arrivare dall’esperienza vissuta giorno dopo giorno sul campo. Se c’è stato un miglioramento è perché abbiamo capito questo, in attesa di farmaci (certi) che rappresentino la nuova bussola di una ripartenza. È tutto precario, ma sarà ancor più precario nascondersi ulteriormente.

La fase 2, in ogni settore, sarà decisiva per capire se abbiamo capito veramente. Siamo sotto scacco, ancora, ma non roviniamo tutto tornando a fare previsioni pessimistiche, né ottimistiche. Regoliamoci e cerchiamo di capire come convivere con il virus, senza chinare la testa anzitempo per paura di non farcela. La vita va affrontata, anche una semi normalità va accettata. È una nuova dimensione in cui dobbiamo non sbagliare l’interpretazione. Anche nello sport cerchiamo di vederci chiaro fino in fondo, senza irrigidimenti e pregiudizi, interessi e personalismi di parte. Se si può ripartire in sicurezza che lo si faccia, altrimenti si chiuda. Il calcio ha un valore sociale ed economico enorme, che va tutelato con la massima cura. È una messa laica che esige attenzione, la sua liturgia popolare ci manca e vediamo se è davvero possibile riveder le stelle, senza divisioni e senza livori. Provarci, immaginare un ritorno, non è poi essere cosi irresponsabile. Cerchiamo di battere la minoranza, isolando il virus, e non tutti quanti noi, che meritiamo un’altra vita.

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