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Una soglia minima di stipendio per applicare il Decreto Crescita? Il calcio italiano si spacca…

Di Francesco Paolo Traisci . Decreto Crescita, proposta una soglia per gli stipendi su cui applicare i benefici fiscali in modo da evitare che sia utilizzato a scapito dei calciatori italiani. Ma non mancano le proteste...

Francesco Paolo Traisci

Va avanti la proposta, avanzata dal senatore PD Tommaso Nencini, di mettere una soglia minima per i benefici fiscali previsti dal decreto crescita, trovando un forte impatto sulla nostra serie A.  Come abbiamo spiegato al momento della sua emanazione, il decreto prevedeva indistintamente dei benefici fiscali per chi stabilisse il proprio domicilio fiscale in Italia, defiscalizzando del 50% gli ingaggi degli atleti stranieri (o comunque rientranti in Italia dopo essere stati all’estero per almeno due anni). 

La nuova proposta: sgravi dai 2 milioni lordi in su

L’intento era quello di attrarre in Italia campioni stranieri o far tornare in Italia i nostri emigrati in campionati esteri, facendo pesare di meno la fiscalità e quindi consentendo ai nostri club di garantire ingaggi più alti. L’obiettivo era quindi quello di dare maggiore competitività al nostro campionato rispetto ai competitors stranieri. Ma le agevolazioni non sono state utilizzate solo per questo. I nostri club le hanno utilizzate anche per ingaggiare giocatori di medio calibro, che sono diventati così meno cari dei nostri, per i quali la fiscalità grava integralmente. Per questo, dopo le motivate lamentele della nostro sindacato dei calciatori, già da tempo ha iniziato il suo iter parlamentare la proposta di mettere la soglia agli ingaggi che beneficerebbero degli sgravi fiscali: 2 milioni lordi. Sopra quella cifra le società manterrebbero ancora il loro importante vantaggio fiscale, mentre sotto la stessa cifra no. 

FIGC e Assocalciatori favorevoli

L’emendamento ha sin dall’inizio trovato l’appoggio di FIGC e Assocalciatori, proprio perché come è stato utilizzato avrebbe creato forti effetti distorsivi, danneggiando la crescita dei talenti italiani ed in generale la cura dei vivai. In tal senso le dichiarazioni del nostro sindacato calciatori: “per come ha trovato finora applicazione, il Decreto crescita genera effetti distorsivi depauperando la crescita dei talenti italiani. In questi giorni si parla molto di azzurri, vivai e nuovi talenti che non crescono per la nostra Nazionale: eliminare questa norma sarebbe già una prima positiva risposta alla crescita e allo sviluppo dei calciatori italiani nell’interesse generale di tutto il sistema calcistico nazionale”.

Le medio-piccole, però, si ribellano

Il rischio di introdurre una soglia sarebbe però quello di penalizzare le squadre medio-piccole, quelle i cui giocatori non arrivano alla soglia di stipendio prevista. È evidente infatti che, se le grandi, a cui gli ingaggi multimilionari non mancano, potrebbero continuare a beneficiare degli sgravi, per le medio-piccole sarebbe un colpo sicuramente più duro, non consentendo loro di continuare a risparmiare sulla fiscalità ridotta degli ingaggi. Da qui la dura presa di posizione di alcuni dirigenti. “Appare evidente un ingiustificato vantaggio fiscale per le società maggiori, le sole capaci di riconoscere retribuzioni già elevate ai propri calciatori. La norma così impostata impedirà ai club medio-piccoli di avere un pari trattamento e pari possibilità di successo sportivo destando molti profili di illegittimità costituzionale e gravi squilibri nella già critica situazione di equilibrio competitivo nella Serie A. Si finirebbe per mortificare aspetti sportivi e competitivi, con pericolose ricadute sul valore del campionato stesso», ha sottolineato il vicepresidente dell’Udinese Stefano Campoccia. E l’AD del Bologna Claudio Fenucci ha rincarato, la dose affermando che: “la rimozione del trattamento fiscale sul Decreto crescita sarebbe una risposta puramente demagogica a un problema di carattere strutturale, visto che con l’introduzione del provvedimento il minutaggio degli stranieri in Serie A è salito appena del 3%, dal 63 a 66%, in linea con il trend di crescita degli stranieri in tutti i campionati. Quindi non ha penalizzato i giovani italiani”.

I club sembrano contrari

La proposta, che dovrebbe essere valutato in Commissione nei prossimi giorni, è stato inviata anche alla Lega Serie A, che l'ha fatta avere ai club. Ma delle venti società, ben quattordici già si sono dette contrarie. Fatto sta che, come la si mette si mette, gli effetti negativi ci sarebbero comunque: da una parte, un solco sempre maggiore fra le big e le altre in caso di approvazione di un emendamento con inserimento di una soglia troppo alta; dall’altra, l’eccessiva concorrenza che stranieri non eccelsi continuerebbero a fare ai nostri talenti in caso l’emendamento non fosse approvato o ne fosse approvato uno con l’inserimento di una soglia troppo bassa. Ed allora che fare? Ragionare sul valore da attribuire alla soglia? O cercare altro?